«Non è un'operazione punitiva contro questo o quel segmento ma un'operazione generale di aggressione alle inefficienze». Dopo la brusca frenata del premier Renzi al piano di spending review del commissario Cottarelli («la lista c’è ma poi decidiamo noi»), ieri è toccato al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan lanciare messaggi rassicuranti. Le parole dell’amministratore delegato delle Fs, Moretti, che ha minacciato, in caso di tagli al suo emolumento, di mollare tutto e andarsene oltre confine, hanno avuto l’effetto di un tuono a Palazzo Chigi. Il rischio che l’alta burocrazia possa «ammutinarsi» è un pericolo che Renzi non vuole correre. Se la macchina pubblica dovesse cominciare a rallentare, qualora venisse meno quel rapporto di fiducia tra governo e alto apparato statale, sarebbe un problema in più. Di qui le precisazioni di Padoan anche se il piano di tagli non passa sul suo tavolo ma è stato accentrato a Palazzo Chigi. «Non stiamo parlando di tagli di carattere lineare» ha precisato il ministro spiegando che «la dimensione delle risorse è fondamentale per cercare di ridurre il carico fiscale e si può fare solo se si finanzia con una riduzione permanente di spese». Il che tradotto significa: faremo tagli strutturali, non episodici ma solo nella misura in cui saranno necessari a coprire la riduzione del carico fiscale. Padoan ha parlato di un processo in cui «il miglioramento dei conti pubblici andrà di pari passo con il miglioramento dell'efficienza dei conti» attraverso la spending review. E comunque «le riforme strutturali hanno bisogno di tempo e hanno dei costi nell'immediato». Il pieno beneficio si avrà «solo nel medio termine, a cominciare dal 2015 e per dispiegarsi in pieno, ci auguriamo, nel 2016». La strada è comunque obbligata. Padoan descrive una situazione economica che presenta dei «miglioramenti» ma «resta esposta ai rischi». È una fase delicata «caratterizzata da una ripresa della domanda estera, in un contesto in cui la domanda interna resta debole». Occorre quindi una svolta. E la formula è quella di «riprendere a crescere, creare buona occupazione ma senza mettere a repentaglio la stabilità dei conti pubblici». Bisogna quindi «combinare misure d'intervento immediate con quelle di carattere strutturale. E serve un orizzonte di medio periodo». Padoan ha dato alcuni dati che indicano la gravità della situazione: tra il 2007 e il 2013 il pil è caduto di circa 9 punti percentuali. Il numero degli occupati si è ridotto di 1,1 milioni di unità, e quello dei disoccupati è raddoppiato. Il 30% della popolazione italiana è a rischio di disagio sociale, contro una media europea inferiore al 25%. Oltre agli interventi sul mercato del lavoro («c’è una riforma complessa che permette di semplificare, creare più occupazione giovanile») una parte «essenziale» delle riforme strutturali ce l’anno quelle istituzionali, che, dice Padoan, sono molto attese all’estero. Il ministro ha anche lasciato intendere che ci sarà un’accelerazione delle privatizzazioni già definite dal governo precedente» con l'obiettivo di «aumentare l'efficienza delle imprese privatizzate e diminuire il debito pubblico». Tra le aziende che vanno verso la provatizzazione ci sono le Poste, ha ricordato il ministro che ha anche parlato di un nuovo piano, di «concrete ipotesi» di dismissione di partecipazioni in società come le Ferrovie delle Stato e Fincantieri. «C'è un attenzione crescente del mercato che va sfruttata nel migliore dei modi. Lo Stato è azionista di controllo di 30 società, e azionista di riferimento di molte quotate e quindi c’è spazio per una riduzione del ruolo dell'operatore pubblico». Poi con rivolgendosi alla platea, Padoan ha detto: «non sarò solo il signor no». Il che vuol dire che «le proposte delle parti sociali sono benvenute e il governo le valuta con attenzione, ma devono essere compatibili con l'equilibrio di bilancio che non ci viene imposto dall'Europa ma dalla nostra legislazione». Il ministro ha teso una mano a sindacati e mondo imprenditoriale che ha il tono di voler recuperare quel rapporto che invece Renzi aveva allentato. Ha sottolineato che per il «successo della strategia delle riforme sarà fondamentale il coinvolgimento e il contributo costruttivo delle parti sociali, delle associazioni imprenditoriali, delle parti politiche e dell'opinione pubblica».
Padoan: la sforbiciata sarà permanente
Il ministro dell’Economia: non è un’azione punitiva ma contro le inefficienze
