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Si studia il piano B: taglio a scaglioni o coperture «contro» la Ue

C’è una frase che ha gelato - almeno un po’ - gli entusiasmi del governo. L’ha pronunciata Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, dopo l’incontro con il premier MatteoRenzi: le...

C’è una frase che ha gelato - almeno un po’ - gli entusiasmi del governo. L’ha pronunciata Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, dopo l’incontro con il premier Matteo Renzi: le riforme annunciate dal governo italiano «saranno fatte nel pieno rispetto delle regole europee, dei trattati dell’Ue, del Patto di stabilità e crescita e del trattato fiscale». Una frase che lascia intendere che la Commissione in scadenza non sia affatto più morbida e più disponibile a chiudere un occhio su eventuali scostamenti deficit/pil, attualmente programmato al 2,6 per cento. Renzi ha annunciato che spera di utilizzare uno 0,2 per cento, portando il rapporto al 2,8 per cento, comunque sempre sotto al 3 per cento previsto. Quel piccolo scostamento "vale" 3,2 miliardi di euro, la metà di quanto occorre per finanziare l’operazione "80 euro in busta paga". Il drastico taglio del cuneo fiscale è 10 miliardi per dieci milioni di persone vuol dire 1.000 euro all’anno in busta paga. Dieci miliardi all’anno significano 6,5 miliardi, se l’operazione parte da maggio, e dunque ha bisogno di finanziare "solo" otto mesi. Di quella cifra, circa la metà doveva venire dallo scostamento dello 0,2 per cento, che tuttavia sarebbe dovuto essere autorizzato dall’Ue. E la Commissione non pare proprio propensa. L’altra metà della copertura necessaria deve provenire da tagli alla spesa. Ma anche qui i problemi sono di diverso tipo. Il presidente del Consiglio ha più volte ribadito che non intende toccare le pensioni, a cominciare da quelle più basse. Il commissario alla spending Carlo Cottarelli prevedeva un intervento generale sulla previdenza per circa 1,4 miliardi. Senza di quelli, e con gli altri paletti come "niente interventi su sanità e scuola", tutto è più complicato. Al Tesoro non si prende troppo sul serio lo studio di Cottarelli: troppo vago e basato su cifre tutte da verificare. La strada per Renzi appare piuttosto in salita. In salita non vuol dire impossibile da scalare. Come fare però? È la domanda che si pongono in tanti, a palazzo Chigi, così come a via XX settembre. E sebbene ufficialmente tutti smentiscano, c’è chi sta già lavorando a un "piano B". Il tempo scorre. Quali alternative stanno valutando i tecnici? Siamo ancora a soluzioni allo stato embrionale. Anzitutto, il reperimento di altri fondi attraverso altri tagli, sebbene i settori dello Stato non siano infiniti e le riduzioni di spesa, come le prendi le prendi, fanno sempre male a qualcuno. Una delle ipotesi che comincia a circolare è quella di suddividere l’operazione in più fasi. Una subito a maggio, che riguardi una metà della platea, cinque milioni di italiani, per esempio, e il resto a scaglioni, via via che si trovano le risorse. Altra ipotesi è quella di inserire coperture del tutto provvisorie, come il rientro dei capitali dall’estero e il risparmio da spread, ma garantendo l’Europa con una mega clausola di salvaguardia zeppa di tasse. Vedremo.

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