Politica

La mossa di Marino: vendere 600 immobili

Susanna Novellis.novelli@iltempo.it Un’audizione importante, quella tenuta ieri dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, in Commissione Bilancio alla Camera dei deputati. Un passaggio decisivo per l’ap...

Un’audizione importante, quella tenuta ieri dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, in Commissione Bilancio alla Camera dei deputati. Un passaggio decisivo per l’approvazione parlamentare del decreto Salva Roma. Il «buco» di bilancio certificato di Roma Capitale è di 816 milioni, il debito pregresso, scorporato con la gestione commissariale è di oltre 12 miliardi di euro. Senza i contributi statali, dovuti a Roma in quanto Capitale, e dunque per gli oneri sostenuti dall’amministrazione comunale, ad esempio per le manifestazioni nazionali o per ambasciate e uffici diplomatici internazionali, si rischia il default. I 500 milioni che il Salva Roma andrebbe a sbloccare non sono comunque sufficienti a sanare le casse capitoline e per questo il Governo ha imposto dei vincoli, come ad esempio la presentazione di un piano di rientro e la possibilità di liberalizzare le società partecipate, ovvero i servizi. Si comprende dunque come il patrimonio immobiliare rappresenti uno dei passaggi fondamentali per la salvezza dei conti capitolini. La dismissione e la valorizzazione. «Abbiamo già iniziato a fare dismissioni immobiliari importanti come quelle in via Guido Reni dove utilizzeremo le caserme a scopi sociali e per la città della Scienza - ha ricordato Marino -. Abbiamo molti immobili, ci stiamo occupando di dare una serie di stabili alle Forze dell’ordine perché solo la polizia di Stato spende 70 milioni di affitti e allora perché non dargli noi i locali così i soldi possono essere reinvestiti sulla sicurezza? Siamo all’80% del censimento del nostro patrimonio, circa 600 immobili pronti ad essere dismessi». Uscito soddisfatto, il sindaco Marino, che ha annunciato di sottoscrivere la richiesta del 5 Stelle di istituire una commissione d’inchiesta sulle gestioni di Roma Capitale, si attende ora in settimana il voto finale. Scettica la Lega Nord. «Pensavo che il sindaco di Roma venisse a dirci con esattezza a quanto ammonta il debito del comune e che, immediatamente dopo, ci illustrasse i dettagli di quel piano di risanamento - dice il deputato Guidesi - Marino si è limitato, invece, a farfugliare qualche frase fatta. Torni in commissione con un piano di risanamento vero prima del voto su questo decreto». Un piano per il quale il sindaco ha chiesto tuttavia una proroga da 90 giorni indicati per la presentazione a 120.

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