Un appello accorato, che ha ricordato quello di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi di Agrigento. Non gridato, anzi, quasi sussurrato, ma altrettanto sentito: «Per favore, cambiate vita, convertitevi, fermatevi di fare il male». Papa Francesco lo ha lanciato nella chiesa di S. Gregorio VII, a pochi passi dal Vaticano, ai «protagonisti assenti» della veglia promossa da Libera per ricordare le vittime della mafia. «Ve lo chiedo in ginocchio - ha aggiunto il Pontefice rivolto a «uomini e donne mafiosi» - è per il vostro bene. Questa vita che vivete non vi dà gioia, non vi dà felicità. Il potere e il denaro che avete adesso da tanti affari sporchi, da tanti crimini mafiosi è potere insanguinato, è denaro insanguinato che non potete portare nell’aldilà. Convertitevi - ha ripetuto - siete in tempo a evitare l’inferno, che è quello che vi aspetta se non cambiate strada. Avete avuto un papà e una mamma: pensate a loro e convertitevi». Francesco ha ascoltato in silenzio, molto raccolto, il lungo elenco delle 900 vittime della violenza mafiosa letto dai parenti. Tra loro Rosaria Schifani, vedova di Vito, ucciso nell’attentato a Falcone, che ha detto «Grazie Gesù perché in questi anni non ho perso la speranza»; ma anche due alunni della scuola media «Fattori» di Torre Maura e l’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli. Tanti i nomi, più o meno noti, di poliziotti, carabinieri, giudici, giornalisti, sacerdoti, semplici cittadini o imprenditori che hanno avuto il coraggio di opporsi alle mafie. Ma anche di 80 bambini, a smentire il mito che i boss non ammazzano i piccoli. Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, ha accolto con un abbraccio il Pontefice. E ha ricordato il «bisogno di verità che scuote la vita di tante persone e che chiede risposte, chiede giustizia. Il problema delle mafie non è un problema solo criminale. È un problema sociale e culturale. Un problema che chiama in causa responsabilità pubbliche, spesso degenerate in poteri privati, e responsabilità sociali accantonate in nome dell’individualismo». Parole ascoltate anche da esponenti istituzionali come il presidente del Senato Grasso, il sindaco Marino e il governatore Zingaretti. Don Ciotti ha ricordato, tra gli altri, don Cesare Boschin «ucciso a Borgo Montello, Comune di Latina» dove oggi «cammineremo insieme per la 19ª giornata della memoria e dell’impegno, chiedendo verità sul suo omicidio». E la scelta del capoluogo pontino, secondo il prefetto Antonio D’Acunto «è il segnale di un territorio esposto a infiltrazioni mafiose che vuole restare vigile, sensibilizzando le giovani generazioni contro le possibili aggressioni della criminalità».
Il Papa, in ginocchio, ai mafiosi: «Convertitevi»
Oggi a Latina marcia in memoria delle vittime della violenza criminale. Don Ciotti: c’è bisogno di verità
