Carlo Cottarelli costa allo Stato 700 euro al giorno. Almeno su questo v’è certezza. Per la restante parte, il contratto firmato dal ministero dell’Economia e il commissario alla revisione della spesa rimane avvolto nel mistero. Facciamo un passo alla volta. Il Tempo , nell’edizione di ieri, raccontava quanto prevede la legge (precisamente il decreto 98 dell’anno scorso, articolo 49 bis) come retribuzione massima per l’uomo dei tagli. Cioè circa 950mila euro, spalmati su quattro anni. Nel dettaglio, 150mila euro per il 2013, 300mila annui per il 2014 e per 2015, 200mila per il 2016. Questo stabilisce il Parlamento come tetto massimo, poi il testo rimette al Tesoro e al diretto interessato la definizione dei dettagli. Così il commissario Cottarelli prende carta e penna per precisare: «Le informazioni pubblicate dal quotidiano Il Tempo sulla remunerazione del lavoro del Commissario straordinario per la revisione della spesa, Carlo Cottarelli, sono sbagliate». E qui corre l’obbligo di precisare che sbagliate non possono essere perché, come correttamente riportato, sono quelle previste dalla legge. Spiega ancora Cottarelli, nella nota peraltro non pubblicata sul sito internet del ministero dell’Economia da cui egli dipende (dissidi?): « Il Tempo scrive che il lavoro del Commissario sarebbe compensato con un contratto del valore di 950.000 euro per quattro anni, dal 2013 al 2016. La norma richiamata nell’articolo fissa invece il tetto del costo massimo per lo Stato, non la retribuzione annua lorda effettivamente concordata, determinata (con Dpcm del 16/12/2013) nel minore importo di 258.000 euro». E ancora: « Il Tempo scrive anche che quell’importo per la remunerazione del lavoro del Commissario sarebbe stato spalmato su quattro anni, benché il lavoro sia cominciato soltanto nell’ottobre del 2013, per eludere il tetto massimo dei compensi previsti per i dirigenti pubblici. È un’informazione sbagliata, perché in realtà la retribuzione lorda annua concordata per il lavoro del Commissario è pari – come detto – a 258.000 euro, quindi 43.000 euro in meno (ovvero il 14% in meno) del tetto massimo. Peraltro a questo importo non si aggiunge alcun altro benefit, come invece è prassi per molti manager privati e pubblici (per esempio autovettura di servizio)». Infine, il commissario chiarisce: «Poiché si tratta di una retribuzione su base annua, per il 2013 il Commissario ha percepito una remunerazione calcolata sul periodo di servizio effettivamente prestato. Quanto si legge nel titolo: “Per Cottarelli 2.200 euro al giorno. In soli 68 giorni (Natale incluso) del 2013 ha intascato 150mila euro” è pertanto falso: il compenso riconosciuto per il lavoro del Commissario nel 2013 è stato di 48.733 euro al lordo delle imposte». Dunque, per aver lavorato poco più di due mesi, Cottarelli ha ricevuto quasi 50mila euro. Inoltre, val la pena di ricordare che 258mila euro all’anno, ovvero 21.500 euro al mese, sono 716 euro al giorno. Tutto ciò per produrre cosa? Certamente, una decina di interviste, tra giornali e altri media, nelle quali Cottarelli ha parlato prevalentemente di taglio delle auto blu, senza mancare di sottolineare che la pressione della pubblica opinione è uno strumento per la revisione della spesa. Dopo le interviste, il lavoro vero. Una settantina di slide, non un proprio rapporto, in cui si citano poche fonti (in prevalenza, il precedente e ben più corposo rapporto di Piero Giarda sulla spending review, quello sì un vademecum per la caccia agli sprechi). Valore aggiunto scarno. Piuttosto, i soliti tagli lineari (peraltro già praticati nel corso di questi anni), sempre a carico delle solite categorie, con effetti finora piuttosto pesanti, se non talvolta devastanti. In definitiva, quelle di Cottarelli sono cifre non ancora verificate dalla Ragioneria generale dello Stato e comunque già passate al presidente del Consiglio, che le ha ripetute nella sua ormai celebre conferenza stampa. Proprio ben spesi quei 258mila euro annui, non c’è che dire.
«Costo solo 21mila euro al mese»
Cottarelli risponde a Il Tempo: «Guadagno 258mila euro all’anno». È la stessa retribuzione che ha il presidente della Repubblica
