Politica

Manfredi: se facciamo solo tagli l’economia non cresce

Andrea Barcariol Massimiliano Manfredi, deputato del Pd, renziano della prima ora, sposa a 360 gradi la politica del Premier. Renzi oggi ha definito anacronistico il parametro del 3% tra deficit e...

Massimiliano Manfredi, deputato del Pd, renziano della prima ora, sposa a 360 gradi la politica del Premier. Renzi oggi ha definito anacronistico il parametro del 3% tra deficit e Pil imposto dall’Europa. Non ci si sta avviando verso una strada pericolosa? «No, il motivo è semplice: se facciamo solo tagli, come è stato fatto in passato, il Pil non cresce. In questo l’Italia, purtroppo, negli scorsi anni è stata agli ultimi posti in Europa. Renzi ha posto alcuni temi importanti: ad esempio, è giusto che i soldi per la cultura e l’istruzione siano compresi all’interno del deficit? Non si tratta di un invito allo sforamento, ma il 3% non può essere un parametro scolastico. Lui è andato a dire alla Merkel che faremo le riforme, però come impiegare quel margine dello 0,4% che ci porterà dal 2,6% al 3% di deficit lo decidiamo noi». A vedere i sondaggi i partiti anti-euro crescono. Come intendete contrastarli? «Le forze anti-euro devono essere contrastate facendo capire che quella che vogliamo costruire noi è un’Unione Europea diversa. Noi siamo i primi a essere critici verso l’Europa dell’austerità». La fine del gelo Renzi-D’Alema è il preludio alla candidatura dell’ex premier alle Europee? «Il Pd sta vivendo una fase politica completamente nuova, è in atto un processo irreversibile di ricambio. D’Alema rimane indubbiamente una risorsa del partito. Il primo impegno per le Europee è fare una campagna elettorale che ci consenta di battere le forze populiste anti-euro che, secondo i sondaggi, sono avanti in Austria, Francia e Inghilterra». L’Italia è uscita rafforzata o indebolita dall’incontro Renzi-Merkel? «L’Italia esce rafforata perché finalmente ha impostato un rapporto paritario con la Germania. Renzi ha sottolineato alla Merkel che se non c’è una crescita complessiva dei Paesi che fanno parte dell’Unione Europea anche la Germania ne risentirà. Sicuramente ha pesato l’autorevolezza di un premier che fa parte di una classe dirigente nuova e che merita credito». Credibile l’ipotesi che questo governo regga fino al 2018? «Se non fosse passata la legge elettorale forse si sarebbe andati a votare subito. Quello di Letta era un governo di emergenza, questo è un governo di legislatura con l’obiettivo di fare le riforme. Per recuperare credibilità servono le riforme e tempo. Quindi l’ipotesi 2018 è quanto mai credibile». Che tempi ci sono per la riforma del Senato? «Fine 2015, stiamo parlando di una riforma costituzionale, che richiede tempo». Al Senato si va verso un compromesso sulle quote rosa? «Ci si sta lavorando. Io avrei insistito sulle primarie obbligatorie per legge, lasciando la possibilità ai partiti di scegliere. Le primarie avrebbero garantito automaticamente la parità di genere. Mi auguro che si raggiunga un accordo, ma non avendo un meccanismo di selezione a monte c’è il rischio che non in questo modo non venga premiato il merito».

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