Ci voleva uno così. Uno che se ne frega di tutto e di tutti e zac, sforbicia dove nessuno ha osato mai. Uno che taglia i rami secchi della burocrazia infischiandosene delle consuetudini della vecchia politica. Uno che non guarda in faccia a lobby, corporazioni, sindacati. Uno che parla alla pancia della gente disgustata dal voltastomaco per le troppe ruberie e gli sprechi insensati. Ci voleva uno così, è arrivato Matteo Renzi. La pubblica opinione in parte gongola per la «svolta buona» impressa dal premier col supporto di slide in televendita e intimamente gode nella speranza che finalmente i ricchi piangano. L'altra parte di opinione pubblica, identificabile nel ceto medio, impreca come sempre perché è sempre lei a pagare al pari di altre categorie che a forza di amputare voci importanti di bilancio sono prossime a tagliarsi le vene. Tra queste le forze dell’ordine, che di fronte a una micro e macro criminalità in crescita sull’onda lunga della crisi, subiscono ulteriori e insensate amputazioni di uomini, mezzi, stipendi. Il progetto politico di Renzi è un gran progetto, ma tra il dire e il fare c’è un mare di numeri che non tornano. E sono quelli da 3 miliardi di tagli che Il Tempo ha anticipato giorni addietro, che Palazzo Chigi ha tentato goffamente di ridimensionare finendo prima per essere smentito da un suo ministro (la Madia intervistata da La Stampa) eppoi ieri al Senato dal commissario alla spending review Cottarelli che ha innalzato la soglia delle riduzioni a 5 miliardi. Quasi il doppio. Tagliare così, alla cieca, penalizzando i soliti noti in busta paga, è un film già visto. Ci sarebbe piaciuto, almeno stavolta, vedere la mannaia del risparmio abbattersi sulla testa di intoccabili abituali, come diplomatici e magistrati. Così non è stato. C’è ancora di tempo per porre rimedio.
Paghiamo caro paghiamo tutti
di Gian Marco Chiocci Ci voleva uno così. Uno che se ne frega di tutto e di tutti e zac, sforbicia dove nessuno ha osato mai. Uno che taglia i rami secchi della burocrazia infischiandosene delle...