In passato non se le sono certo mandate a dire. Ieri pomeriggio Renzi e D'Alema si sono ritrovati uno a fianco all'altro, al Tempio di Adriano, forse per suggellare la conclusione di quello scontro generazionale che per mesi ha spaccato il Pd. Di certo l'incontro, in occasione della presentazione del libro di D'Alema «Non solo Euro», alimenta quelle voci che parlano di un disgelo in atto nei rapporti tra il rottamatore e il rottamato. Battute, complimenti, critiche e ficcanti botta e risposta non sono mancati nel corso del dibattito, incentrato sul tema dell'Europa. Il premier, che ha ricevuto in omaggio da D'Alema la maglia di Totti, ha rivendicato l'importanza del viaggio dalla Merkel: «Siamo andati al confronto con convinzioni forti: non siamo l'ultima ruota del carro. Anni di dichiarazioni per cui dovevamo stare attenti a non fare la fine della Grecia hanno raggrinzito la stima di un Paese e ci hanno costretto a un ruolo che non ci compete. Dobbiamo uscire da questa sudditanza psicologica». Non solo. «I cittadini hanno perso fiducia nell'Europa, i dati ci dicono che, negli ultimi 4 anni, la percentuale di italiani che aveva una visione positiva è scesa dal 54% al 28%. Molti pensano che l'Europa sia la causa della crisi, in realtà è stata proprio la mancanza di una vera e propria politica europeista a creare la crisi. Grillo e la Lega cavalcano questa visione populista». Un'idea sposata da D'Alema che ha sottolineato come su questo tema, tra i due, ci sia una visione condivisa: «L'Europa è il nostro destino, divisi non siamo nulla. È una battaglia per il futuro. Dobbiamo cambiare le regole, non violarle». I due (ex) nemici uniti sull'Europa ma divisi su altri temi, dall'Italicum, ai risultati ottenuti in passato dal Pd: «C'è stata anche l'Italia di Prodi, Ciampi, del centrosinistra che ha ridotto la spesa pubblica portandola al 46% mentre ora è al 53% - ha spiegato l'ex premier - Ci sono diverse tradizioni italiane, ce ne è una che può essere rivendicata in Europa. La storia è complicata, non si può semplificare. È stato un ventennio fatto di avanzamenti, battaglie, riforme, controriforme». Non si è fatta attendere la replica del rottamatore che ha parlato di «chiare responsabilità» della classe dirigente passata: «È mancata una riflessione sul mercato del lavoro, una riforma forte». È proprio sulle riforme che, secondo Renzi, l'Italia si gioca tutto: «Vanno realizzate subito perché non sono state fatte in passato. La Merkel era molto interessata alla riforma elettorale perché l'idea che hanno all'estero è quella di un Paese irriformabile».
Matteo e Massimo uniti dall’Europa Tra complimenti e battute velenose
Andrea Barcariol In passato non se le sono certo mandate a dire. Ieri pomeriggio Renzi e D'Alema si sono ritrovati uno a fianco all'altro, al Tempio di Adriano, forse per suggellare la conclusione...
