Politica

La lunga estate del Pci e le illusioni svanite Walter racconta Enrico

Daniele Di Mariod.dimario@iltempo.it Ci fu un tempo in cui un italiano su tre era comunista. Nella notte del voto politico del 1976 Enrico Berlinguer si affacciò da Botteghe Oscure annunciando lo...

Ci fu un tempo in cui un italiano su tre era comunista. Nella notte del voto politico del 1976 Enrico Berlinguer si affacciò da Botteghe Oscure annunciando lo storico risultato del Pci, che superò il 34%. Un terzo dell’elettorato. Fu quello l’apice della «lunga estate» del Partito Comunista Italiano cominciata con la vittoria al referendum sul divorzio del 1974 e proseguita con l’affermazione alle regionali dell’anno successivo e al contempo la fine delle illusioni. Aprendo al compromesso storico - teorizzato in un articolo su Rinascita dopo il golpe in Cile di Pinochet - e all’intesa con la Dc - con la quale «dovremo fare i conti»: nel ’76 aumentò i consensi nonostante l’exploit del Pci - il segretario concludeva il percorso di Botteghe Oscure verso l’affrancamento da Mosca e quel dialogo con le forze moderate che avrebbe dovuto portare le sinistre verso una vera alternanza di governo che l’Italia non aveva mai vissuto. E non vivrà mai, uccisa sul nascere dal rapimento di Aldo Moro. Walter Veltroni ripercorre il decennio 1974-1984, i motivi di quel successo elettorale e dell’amore per lo statista che portò un milione di persone ai funerali a San Giovanni nel docufilm «Quando c’era Berlinguer», nelle sale cinematrografiche dal 27 marzo. La pellicola, della durata di 117’, è una produzione Sky che da giugno - in occasione del trentennale della morte del segretaro del Pci avvenuta l’11 giugno 1984 - sarà in tv su Sky Cinema Hd e History Channel Hd. Il film si apre con l’incredibile ignoranza dei giovani d’oggi. Le testimonianze raccolte nelle università di Roma ricordano Berlinguer come uno scrittore francese, un politico di destra e altre castronerie. La vicenda umana e politica del segretario del Pci è raccontata dalla voce narrante di Veltroni - regista e soggettista - e impreziosita dalle testimonianze dei protagonisti del tempo: Giorgio Napolitano - che si commuove - Pietro Ingrao, monsignor Bettazzi (il vescovo d’Ivrea protagonista del carteggio sul compromesso storico), Silvio Finesso (operaio della Galileo Padova a fianco del segretario in piazza della Frutta, che piange durante la videointervista), Emanuele Macaluso, Aldo Tortorella. Ma anche la figlia Bianca, il cantante Lorenzo Cherubini, Arnaldo Forlani, Claudio Signorile (vicesegretario Psi), Eugenio Scalfari, il caposcorta Alberto Menichelli, il fondatore delle Br Alberto Franceschini, l’ambasciatore Usa dell’epoca Richard Gardner e Mickail Gorbaciov. La voce di Berlinguer nella lettura delle lettere è di Toni Servillo, quella di Pier Paolo Pasolini di Sergio Rubini. Il docufilm narra l’attentato in Bulgaria, i rapporti con Mosca e la svolta democratica del Pci, l’«eurocomunismo», la diffidenza degli Usa, l’incompatibilità col Psi di Craxi, le Br, la P2 e il caso Sindona. Ma racconta anche il Berlinguer uomo - timido, appassionato e moderno nella lettura del proprio tempo e del ruolo del Pci in Italia e in Europa - e i luoghi in cui è vissuto: il liceo Azuni di Sassari e il carcere in cui fu rinchiuso per cento giorni nel 1944 dopo i «moti del pane». Veltroni indulge nei ricordi personali, dal primo incontro da quindicenne con Berlinguer alla «cotta» non ricambiata per una militante, fino alle feste elettorali con colei che dinveterà sua moglie e all’ultimo saluto in piazza San Giovanni. Quando «quel Partito comunista finisce, perché in Italia la parola comunista è Berlinguer».

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