Politica

Fioroni: "La legge elettorale va cambiata. Sì a quote rosa e preferenze"

"Renzi ha scelto l’atteggiamento giusto. È impossibile presentarsi dicendo di voler sforare il 3%"

Matteo Renzi cambi davvero verso. In Italia e in Europa. Giuseppe Fioroni, deputato del Pd, ministro dell’Istruzione del secondo governo Prodi e leader della componente dei cattolici popolari, ha fiducia nel premier e rimarca la necessità di un cambiamento vero nelle istituzioni, nel centrosinistra e nei rapporti con Bruxelles.   Onorevole Fioroni, come giudica i primi passi europei di Renzi? Ieri ha dichiarato che l’Italia non ha intenzione di sforare il 3% nel rapporto deficit/Pil. Un dietro-front? «Renzi ha scelto l’atteggiamento giusto. È impossibile presentarsi dicendo di voler sforare il 3%. Lui vuole chiedere ampia innovazione, ma ci vuole tempo».   È un dato però che gli euroscettici aumentino anche nel Pd. «Il sondaggio Deligo su Pd e Ue mi ha colpito. Ci sono paura e diffidenza nei confronti dell’Europa. Bruxelles non viene percepita come un’opportunità. Oltre la metà dell’elettorato pensa che o bisogna liberarsi dall’Ue o che essa significhi solo burocrazia. Avvertiamo la necessità di lavorare per riavvicinare gli italiani all’Ue, assecondando la voglia di rinnovamento e cambiamento».   Che deve fare Renzi? «Deve avere il coraggio di andare oltre le vecchie famiglie e le vecchie ideologie per realizzare un’unità di popoli e di politiche che vada oltre quella economica e del rigore. Renzi può dare un contributo importante a patto che cambi verso in Italia per cambiarlo in Europa».   I suoi primi passi però non sembrano averla convinta. In Direzione lei ha votato da solo contro l’ingresso del Pd nella famiglia dei socialisti europei. «IL sondaggio parla chiaro. Il 25% dello zoccolo duro dell’elettorato del Pd non condivide l’adesione al Pse. C’è poi un’ampia parte di esso che non è interessato alla questione. L’ingresso nel Pse non è condiviso da neanche il 40% degli elettori democratici. La scelta di sostenere Martin Schulz alla presidenza della Commissione Ue è condivisa da appena un terzo dell’elettorato».   Ma Renzi si è sempre detto favorevole al sostegno a Schulz e all’ingresso nel Pse... «Matteo ha detto che l’adesione del Pse è un punto d’arrivo, ma di partenza. Prosegua su questa strada».   Sempre dai dati del sondaggio, risulta che lo zoccolo duro dell’elettorato Pd non viene influenzato dall’avvento di Renzi alla guida del partito. E lo stesso vale per gli elettori potenziali e per coloro che non voteranno mai Pd. «C’è un 12% di indecisi che ha risposto che probabilmente voterebbe Pd. Quasi il 60% non è stato condizionato da Renzi, ma gli altri in qualche modo sì. L’effetto Renzi c’è stato e vale 4-5 punti, ora sta a lui realizzare quel cambiamento che ha annunciato».   La legge elettorale ha finito però con il lacerare il Pd. «Ogni politico ha la sua legge elettorale preferita, quella perfetta non si può avere».   Allora come se ne esce? Il Senato si trasformerà in un Vietnam? «Sulla legge elettorale è stato siglato un accordo che va rispettato. È chiaro però che bisogna fare due riflessioni. La prima riguarda il premio di maggioranza, chiedendosi se la soglia del 37% sia o no a rischio incostituzionalità. La seconda considerazione è sulle soglie. Un sistema è bipolare quando è costituito da due poli che siano autorevoli e in grado di attrarre e di aggregare. In questo senso credo che la soglia dell’8% per i partiti non in coalizione sia eccessiva. Così come ci si dovrebbe interrogare sull’opportunità di escludere dal Parlamento un partito in coalizione che non ottiene il 4,5% ma magari si ferma al 4,3%. I patti vanno rispettati, ma Forza Italia credo debba riflettere sull’opportunità di creare un bipolarismo che sia costituzionale. Bipolarismo non vuol dire per forza bipartitismo».   Quote rosa e preferenze? «I punti fondanti dell’accordo credo debbano essere rispettati. È mia opinione però che la rappresentanza di genere vada garantita nei modi appropriati. Le preferenze, poi, per me rappresentano il meglio, ma bisogna chiedersi se per avere il meglio si debba fallire nella ricerca del bene e far saltare un accordo. Io credo che la priorità sia fare le riforme. Il bene è riformare Senato e Titolo V».   Che effetto avrà questa esperienza di governo nelle future coalizioni? È possibile ipotizzare un’alleanza tra Pd, Popolari e Alfano senza Sel? «Renzi ha inquadrato i problemi e ha proposto un’agenda molto ambiziosa. Questa maggioranza deve sostenerelo per cercare di arrivare davvero al 2018. Ora dobbiamo governare e tutta la maggioranza ha il dovere di rispettare gli impegni con gli italiani varando le riforme dimostrando la qualità della coalizione. In politica mai dire mai».

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