Torna la legge Fini-Giovanardi sulle droghe. O meglio, potrebbe tornare. Stamattina infatti si riunisce il Consiglio dei ministri e all’ordine del giorno ci sarà un decreto che è stato preparato dal ministero della Salute che di fatto produce l’effetto di reintrodurre la legge voluta dal centrodestra e da poco dichiarata illegittima dal punto di vista costituzionale dalla Consulta. Per capire che cosa sarà chiamato a discutere il governo oggi bisogna fare un passo indietro. La Corte Costituzionale, il 12 febbraio scorso, ha bocciato la Fini-Giovanardi per violazione dell’articolo 77 della Costituzione, che regola la procedura di conversione dei decreti legge. La legge sulle droghe, infatti, venne introdotta con un provvedimento che finanziava le Olimpiadi di Torino e pertanto non è stato considerato pertinente: si tratta di una bocciatura formale e non nel merito di quanto decise il governo Berlusconi. La conseguenza della decisione della Consulta è stata quella di far tornare in vigore il testo unico 309 del 1990, meglio nota come legge Iervolino-Vassalli. Cosa prevedeva quel testo di quasi un quarto di secolo fa? Stabiliva che l’uso personale di droga fosse considerato illecito, ma prevedeva una serie di sanzioni soprattutto di carattere amministrativo. Per esempio, introduceva la segnalazione al prefetto che dopo ripetuti avvertimenti avrebbe potuto procedere alla sospensione della patente. Solo dopo una successione di sanzioni di questo tipo, si passava al penale con l’entrata in campo dell’autorità giudiziaria. Nel 2006 arriva la Fini-Giovanardi con cui si compie un «salto di qualità». La novità principale l’abolizione della distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti. E questo viene stabilito unificando le tabelle del ministero della Salute. Poi erano comprese altre novità come un generale inasprimento delle sanzioni. Per esempio si prevedeva che in caso di condanna per spaccio e traffico di stupenfacenti le pene andassero da 6 a 20 anni. E arriviamo ad oggi. Il decreto predisposto dagli uffici della ministra Lorenzin formalmente «disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al D.P.R. 9 ottobre 1990, n.309, nonché di impiego di medicinali meno onerosi da parte del Servizio sanitario nazionale». Nella sostanza aggiorna le tabelle predisposte dal dicastero del Lungotevere e si inserisce sul fatto che la sentenza della Consulta fa rientrare in vigore le tabelle della Iervolino-Vassalli che a questo punto sono del tutto superate: ci sono sostanze che sono sparite, nuove che sono arrivate sul «mercato» e che non verrebbero sanzionate. Un vuoto che riguarda anche stupefacenti sottoposti a controllo in attuazione di convenzioni internazionali. Ma di fatto rentroduce l’unificazione delle tabelle. Il Pd non ci sta e alza le barricate. Il testo e le tabelle della nuova legge sulle droghe
Governo da sballo, torna la Fini-Giovanardi
In Consiglio dei ministri il decreto del ministero della Salute sulla legge cara al centrodestra. Il nuovo testo prevede l’abolizione della distinzione tra leggere e pesanti. Ma il Pd non ci sta
