Fatta una legge, piuttosto che applicarla, se ne deve subito trovare un’altra. Succede molto spesso in Italia. Il perché è un mistero, l’effetto caos una certezza. Succede che il magistrato Raffaele Cantone, figura di altissimo livello e professionalità, venga nominato presidente della commissione anticorruzione. Annuncia il premier Renzi: «Se partiamo con l’attuazione, siamo convinti di recuperare 20 punti nelle graduatorie internazionali: è un segnale fortissimo perché questo Paese, che è percepito a rischio corruzione, si dota di una struttura che era stata voluta dal governo Monti ma che non era ancora partita». La struttura voluta dal governo Monti era prevista dalla legge anticorruzione, meglio nota come legge Severino (dal nome dell’ex Guardasigilli), e si concentrava in particolare sulla prevenzione. I poteri della commissione sono sette. Primo: la commissione collabora con i paritetici organismi stranieri, con le organizzazioni regionali ed internazionali competenti; secondo, approva il piano nazionale anticorruzione; terzo, analizza le cause e i fattori della corruzione e individua gli interventi che ne possono favorire la prevenzione e il contrasto; quarto, esprime parere obbligatorio sugli atti di direttiva e di indirizzo, nonché sulle circolari in materia di conformità di atti e comportamenti dei funzionari pubblici alla legge, ai codici di comportamento e ai contratti, collettivi e individuali, regolanti il rapporto di lavoro pubblico; quinto, esprime pareri facoltativi in materia di autorizzazioni, di incompatibilità di incarichi esterni da parte dei dirigenti amministrativi dello Stato e degli enti pubblici nazionali; sesto, esercita la vigilanza e il controllo sull’effettiva applicazione e sull’efficacia delle misure adottate dalle pubbliche amministrazioni in materia di trasparenza; settimo, riferisce al Parlamento, presentando una relazione entro il 31 dicembre di ciascun anno, sull’attività di contrasto della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione e sull’efficacia delle disposizioni vigenti in materia. Sono poteri amministrativi, in un Paese che occupa posti infimi nelle classifiche internazionali sulla corruzione e che è da sempre criticato per l’eccesso di norme sulla repressione, a fronte di una carenza di strumenti di prevenzione. Non è un caso che la legge avverta che il presidente della commissione debba essere scelto «tra persone di notoria indipendenza che hanno avuto esperienza in materia di contrasto alla corruzione e persecuzione degli illeciti nella pubblica amministrazione». Corruzione e persecuzione di illeciti contro la pubblica amministrazione: chiarissimo. Eppure il presidente del Consiglio, nelle sue slide "La svolta buona", a pagina 15, fa un primo errore e ribattezza la commissione "Autorità anti corruzione". C’è una sostanziale differenza tra una commissione e un’authority: la prima è un organismo governativo; la seconda un organo indipendente, tanto che i suoi vertici vengono nominati dal Parlamento e non dal governo. Un secondo sbaglio consiste nel lasciare intendere che Raffaele Cantone sia stato scelto in quanto «magistrato in prima linea contro la camorra e profondo conoscitore della criminalità organizzata». È senz’altro innegabile che Cantone sia uno dei massimi esperti di camorra e di lotta in particolare al clan del Casalesi. Ma un conto è la camorra e un altro è la corruzione. Sono due reati differenti, due fenomeni diversi, non sempre connessi. A confusione si aggiunge confusione. Roberto Saviano scrive su Repubblica un articolo con il quale anzitutto afferma che «oltre a Raffaele Cantone, ci saranno altri quattro membri: è necessario che siano di alto profilo». Saviano è stato subito accontentato: gli altri membri candidati sono stati esclusi per questo ruolo. Di più. L’autore di "Gomorra” disegna il ruolo non di una commissione ma di una superprocura parallela: «Bisogna rivedere in via normativa i poteri del Commissariato per consentire di fare un controllo completo ed efficiente». Quindi ordina a Renzi: «Il governo deve dare poteri sanzionatori per colpire quelle parti delle amministrazioni che non collaborano dando informazioni. I responsabili delle amministrazioni che non consentano i controlli dell’agenzia o che non adempiano agli obblighi previsti dalla legge devono essere sanzionati direttamente dall’agenzia». Inoltre, a giudizio di Saviano, «devono essere ampliati i momenti di trasparenza in particolar modo per tutte le attività in cui girano soldi»; «Bisogna allontanare dalle amministrazioni i dipendenti condannati»; «È fondamentale prevedere incompatibilità fra cariche politiche e amministrative o di gestione»; «Non bisogna attenuare le cause di incandidabilità»; «Bisogna modificare i termini della prescrizione per i reati in materia di corruzione»; «Introdurre il reato di autoriciclaggio e rendere più severe le pene per il falso in bilancio»; «Modificare la legge contro il voto di scambio». Tutto degnissimo, tutto sacrosanto. Ma è altresì curioso che si proponga lo stravolgimento di una commissione prima ancora che questa cominci a lavorare e se ne verifichi l’efficacia. Ma siamo in Italia, tutto è possibile.
Caro Saviano, camorra e corruzione son due cose diverse anche per te
Fatta una legge, piuttosto che applicarla, se ne deve subito trovare un’altra. Succede molto spesso in Italia. Il perché è un mistero, l’effetto caos una certezza.Succede che il magistrato Raffaele...
