Politica

La legge anti «occupanti». Stop a luce e acqua gratis

Il piano casa è uno dei pilastri dell’azione del governo. Più legalità, ma anche sgravi fiscali e aiuti per l’acquisto

Aiuti per la casa e legalità: queste le linee guida del decreto legge sull’emergenza abitativa approvato dal Consiglio dei ministri. Un testo che prevede una riduzione della cedolare secca dal 15 al 10% per il quadriennio 2014 - 2017 e altri interventi incisivi. Lo ha riferito il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi nel corso della conferenza stampa ieri, a Palazzo Chigi. E poi più rigore nei confronti di chi occupa abusivamente un immobile, che non potrà chiedere né la residenza, né l'allacciamento ai pubblici servizi. Una norma che «mira al ripristino delle situazioni di legalità che l'attuale quadro normativo non riesce a garantire», ha spiegato Lupi. «Se rimaniamo agli atti - ha affermato il premier Renzi - il Consiglio dei ministri ha votato e approvato delle misure, non è andato al bar. Ha detto prendiamo dieci miliardi e dal primo di maggio ci sono ritorni economici alle famiglie. Nel momento in cui viene approvato dal Consiglio dei ministri è atto e fatto». Mercato del lavoro, riduzione della pressione fiscale, edilizia scolastica e piano per la casa: quattro pilastri su cui costruire il rilancio dell’economia italiana. A dirlo sembra facile, infatti il piano del governo è essenziale, semplice, elegante. Promette di intervenire laddove c’è bisogno: parte dalle cose importanti, non dalla liberalizzazione delle licenze dei tassisti, come aveva annunciato più di un governicchio del passato. Viene quasi voglia di dire che «Renzi ce la può fare». E con lui tutta l’Italia. Ma quel punto numero quattro, dove tuona la parola «casa» sembra uno scoglio insormontabile. Cancellare dall’Italia quella piaga di un’intera generazione che non ci ha nemmeno provato a «mettere su casa». Alla quale si contrappongono quelli che la casa se la sono presa con la forza, assaltando con donne e bambini grandi immobili vuoti e poi occupandoli. Immobili di enti o istituti, magari anche in zone centrali. Una pratica che alla fine ha trovato una tacita complicità delle istituzioni «perché tanto se non fanno così vanno a vivere sotto un ponte». Ma questo non è degno di un paese civile. Allora la scommessa del premier è la «carota»: dare cioè la possibilità a chi non ne ha nemmeno il barlume della speranza, la concreta possibilità di «farsi casa», veramente. E poi c’è il «bastone», quello che vorrebbe sancire la fine degli assalti, delle cariche alle case sfitte degli enti, e soprattutto delle complicità delle istituzioni. Così l’articolo 5 della bozza del piano casa dispone «che chiunque occupi abusivamente un immobile non possa chiedere la residenza né l'allacciamento a pubblici servizi in relazione all'immobile medesimo prevedendo anche la nullità ex lege degli effetti degli atti emessi in violazione di tale divieto». Infatti l’attuale quadro normativo consente a coloro i quali abbiano occupato abusivamente un edificio di ottenervi la residenza pur in pendenza di un procedimento penale. Insomma la norma in esame mira al ripristino delle situazioni di legalità. Chi vuole una casa se la compra o se l’affitta e se non si ha la capacità economica per «entrare» nel salatissimo mercato libero, una mano te la dà lo Stato. Tutto inserito nel Piano Casa elaborato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, che ha tre obiettivi: il sostegno all’affitto a canone concordato; l’ampliamento dell’offerta di alloggi popolari; lo sviluppo dell’edilizia residenziale sociale. Tutto ben spiegato in una nota del ministero. Arrivano nuove risorse per gli alloggi di edilizia popolare: il governo - ha riferito il ministro delle Infrastrututre Maurizio Lupi nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi - mette a disposizione 467 milioni di euro recuperati dal fondo revoche. «Questa è la grande novità», ha detto Lupi, secondo cui «deve essere massima la collaborazione con le Regioni». Secondo il ministro si potrà finanziare il recupero di oltre 12mila alloggi da destinare a categorie sociali disagiate. Il governo intende poi offrire la «possibilità di comprare un appartamento ex Iacp»: «La novità - ha sottolineato ancora il ministro - è che interveniamo con un fondo a disposizione di regioni e comuni per aiutare chi vuole comprare il proprio alloggio con la riduzione del mutuo». Il fondo a disposizione sarà di 113 milioni. «Il terzo capitolo - ha proseguito Lupi - è legato allo sviluppo dell’edilizia residenziale sociale, definta housing sociale. Diamo due tipi di agevolazioni, la prima fiscale per il proprietario che destina l’alloggio alla residenza sociale: non concorrerranno al reddito di impresa nella misura del 40% per un periodo non superiore a 10 anni. Dall’altra parte - ha precisato Lupi - chi paga l’affitto dell’alloggio di ediliaiza sociale potrà detrarre fino a 900 euro l’anno». L’azione del governo mira a sanare una piaga antichissima che, per chi abita a Roma, dà l’impressione di essere sempre esistita. Anzi, chi oggi vive a Roma (ma non solo nella Capitale) ha sempre vissuto sentendo le parole: emergenza abitativa. Parole che ricordano il neorealismo, i baraccati, «quelli delle case popolari», che la casa popolare non la vanno a chiedere al comune. Se la prendono e basta.

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