Politica

Famiglie e imprese: Matteo alla grande

di Alberto Di Majo

Matteo Renzi ha messo tanta carne al fuoco, pure troppa. Avrebbe potuto concentrarsi su due o tre progetti del governo e lasciare il resto ai prossimi giorni. Avrebbe potuto prendere tempo. Ha preferito, invece, giocarsi tutto (o quasi) in una botta sola. Ironizzate pure sulle sue capacità di «venditore». Del resto lo è, almeno in parte, ogni buon politico. Ma lui ha una marcia in più perché, da ex sindaco, sa che i successi si vedono. Non si raccontano. Al di là del suo modo di comunicare, che ovviamente può piacere o no, Renzi parte da due punti fermi, giusti: l’Italia deve cambiare e deve farlo in fretta. In mesi, non anni. Per questo Matteo ha dato una spinta decisiva al treno delle riforme, a cominciare da quella elettorale. Certo, Renzi non avrà convinto quelli che non vogliono cambiare, quelli che hanno già visto tutto, quelli che non ci pensano proprio a dare un contributo per far ripartire il Paese. Ma tutti questi abbiano almeno la pazienza di aspettare pochi mesi prima di gridare allo sfascio. Il piano del premier è ambizioso, non c’è dubbio. A maggio dieci milioni di lavoratori troveranno più soldi (80 euro al mese) nella busta paga. Gli imprenditori pagheranno meno tasse (Irap). Chi affitta casa a canone concordato dovrà dare meno soldi allo Stato (il 10% e non più il 15). Poi ci sono le agevolazioni alle aziende che assumono i giovani. Non solo. Anche un aiuto concreto a chi vorrebbe comprare un’abitazione ma non può perché ha poche garanzie da offrire alle banche e un fondo per chi è in difficoltà a pagare l’affitto. A luglio arriveranno 68 miliardi di euro che lo Stato deve alle imprese (oltre alla diminuzione del costo dell’energia del 10%) e a settembre, quando i nostri figli torneranno a scuola, forse avranno edifici più sicuri. Renzi ha ragione: di fronte a questa crisi (non solo economica) si deve ripartire dalla scuola, dalla cultura, dai giovani. Dalle nostre armi migliori. Gli italiani hanno inventato le università, possiamo arrenderci al fatto che nessun nostro ateneo sia attualmente nei primi cento del mondo? Renzi va per la strada giusta. Anche in quelle che potrebbero sembrare piccole cose, come il provvedimento che prevede che chi occupa abusivamente un immobile non può avere luce e acqua pagati dalla collettività. Oppure quello che metterà all’asta le auto blu dei politici. È vero, ci saranno più tasse sulla finanza (dal 20 al 26%) ma si tratta di una misura che colpisce le rendite parassitarie e che sembra sostenibile (i Bot sono esclusi). Dove prenderà i soldi? Ripetono in tanti. I più scettici parlano di una mossa soltanto elettorale. Renzi ha nominato i tagli agli sprechi (7 miliardi, più dei 3 ipotizzati prudentemente da Cottarelli), e della possibilità di ampliare il deficit pubblico, attualmente previsto al 2,6% del Pil contro un limite europeo del 3%. Ci riuscirà? Questa è la scommessa del premier. La differenza tra un sogno e un obiettivo è una data, diceva Walt Disney. Renzi lo sa e lo ripete spesso.

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