L’approvazione dell’Italicum alla Camera rischia di costare molto cara al Partito democratico e al premier-segretario Matteo Renzi. Il dibattito in Aula ha marcato la spaccatura interna ai Dem e le votazioni sugli emendamenti riguardanti le quote rosa e le preferenze non solo hanno messo a rischio la tenuta del patto tra Renzi e Berlusconi, ma hanno di fatto sancito la frattura all’interno del gruppo parlamentare. Renzi lo sa bene. Solo così si giustificano le considerazioni che il premier avrebbe fatto all’interno del cerchio magico. Lasciando intendere un tentativo di congiura ai propri danni da parte della minoranza bersaniana - opposizione al Nazareno ma maggioranza in Parlamento - Renzi avrebbe detto ai suoi: «Volevano farmi fuori ma ho vinto io. Volevano dimostrare che, sì, mi hanno lasciato il partito e Palazzo Chigi, ma che i numeri li avevano loro. E invece no, i numeri li abbiamo noi». Parole che lasciando intendere la fatica di Renzi per controllare il gruppo parlamentare, che lamenta i metodi del premier-segretario: l’uomo solo al comando la vecchia nmenklatura Dem proprio non lo digerisce. E i numeri sono lì a dimostrarlo. L’emendamento di Gitti sulla doppia preferenza di genere è stato bocciato solo per 20 voti (quelli del governo e della Lega, come insinua FdI), quello di La Russa sulle preferenze per 35. Numeri alla mano, con FI che ha votato compatta a favore, i franchi tiratori, i famosi 101, si annidano tutti nel Pd. Il renziano Roberto Giachetti non usa mezzi termini: «Non c’è una congiura, ma certamente c’è qualcuno che anche all’interno del Pd sta cercando di fare saltare il carro». Per Giachetti il gruppo parlamentare è una «repubblica delle banane» e accusa il capogruppo Roberto Speranza: «Per fortuna al Senato non c’è voto segreto sulla legge elettorale, e magari speriamo che la gestione del gruppo Pd sia un po’ meno approssimativa di come è stata qui alla Camera. Improvvisamente noi siamo nella repubblica delle banane nel nostro gruppo, per cui quelli che erano maggioranza e hanno imposto la scelta di silurare la mia proposta, oggi che sono minoranza decidono di fare come gli pare. Mi sto seriamente ponendo il problema se, dando per scontata la mia adesione al Pd e alla difficile battaglia che sta portando avanti Renzi, vi siano effettivamente le condizioni per stare in una comunità che, quando le regole non vanno più bene, le cambia e fa come vuole. Così è difficile starci dentro». Accuse che vengono rispedite al mittente da Pier Luigi Bersani, l’ex leader tornato a Montecitorio dopo due mesi di malattia e accusato dai renziani di aver sobillato i deputati a votare in maniera diversa rispetto all’indicazione del capogruppo. «Ho sentito parlare di complotti, potrà apparire strano a Renzi ma c’è gente che non sa cosa voglia dire questa parola - dice Bersani - Credo che il segretario farebbe bene a ringraziare il gruppo che nonostante problemi molto seri ha mostrato tenuta. Credo che tutti i deputati andrebbero ringraziati perché sono qui pur avendo critiche da fare». Dopo il mezzo incidente sulle preferenze molti bersaniani in Transatlantico del resto dicevano apertamente: «Speriamo che Renzi adesso capisca». E sarebbe proprio Bersani a preparare la guerriglia al Senato per modificare profondamente la legge elettorale, introducendo quote rosa e preferenze. «Sono venuto a fare il mio dovere, ma questa legge va migliorata, a cominciare dalla parità di genere e poi sul rapporto tra cittadini ed eletti e sulle soglie - ammette l’ex segretario - Voglio credere che il Senato ci metta mano. Capisco le intese e gli accordi, ma non capisco che Berlusconi debba avere l’ultima parola, non c’è nessuna ragione». Anche Gianni Cuperlo chiede di migliorare l’Italicum «per evitare guasti profondi alla democrazia. Questa non è una buona legge, Renzi smetta di parlare di complotti». L’Italicum al Pd non piace proprio. Neppure ai lettiani. «L’approvazione dell’Italicum alla Camera è solo l’inizio di un percorso, al Senato ci saranno modifiche, spero almeno sulla scelta dei parlamentari e sulla parità di genere - dice Paola De Micheli - Il Pd ha sensibilità diverse, ma non è un complotto contro Renzi. Questa legge va migliorata, non si può zittire il dibattito interno. Renzi ha generato una spaccatura nel Pd per le modalità con cui è arrivato alla presidenza del Consiglio, ma non stiamo facendo complotti. Sarà una battaglia a viso aperto per vedere migliorato l’Italicum, perché gli italiani vogliono una sola cosa: scegliersi i parlamentari». «La legge elettorale approvata dalla Camera non non contiene gli elementi minimi che mi consentissero di votare a favore. Gravi limiti alla rappresentanza, governabilità impossibile a causa dei due meccanismi elettorali diversi per Camera e Senato, nessuna norma per la parità di genere e la reintroduzione delle liste bloccate. Una legge a forte rischio d’incostituzionalità - dice Marco Meloni - Per queste ragioni, e per non contravvenire alle indicazioni del partito e del gruppo parlamentare, piuttosto che esprimere un voto contrario ho scelto di non partecipare al voto finale». La prodiana Sandra Zampa va giù ancora più duramente: «Voto con profonda amarezza questa legge elettorale e lo faccio essenzialmente per disciplina di partito, prevista in democrazia. Anche alla disciplina di partito c’è però un limite oltre cui non sono disposta ad andare. Quel limite è molto vicino in considerazione del fatto che, al riparo dal voto segreto, una parte del gruppo parlamentare di cui faccio parte si è slealmente mobilitato contro principi e valori fissati dallo statuto del Pd - conclude - Era difficile immaginare che l’Italicum potesse uscire dalla Camera peggiorato rispetto alla versione che ci venne illustrata in Direzione dal segretario Renzi. Eppure questo è stato possibile». E Pippo Civati? Lapidario: «Non condivido quasi nulla, così non ho votato». Barbara Pollastrini ammette di aver votato a favore della legge elettorale, un sì condizionato però alla «promessa di sanare la ferita sulla rappresentanza di genere». Ferita che sia Lorenzo Guerini sia Speranza assicurano verrà sanata a Palazzo Madama. Ma con quali numeri in Aula? FI cambierà posizione? Le quote rosa rappresentano un’altra cesura difficile da sanare. Le parole di Rosy Bindi e Alessandra Moretti sono pietre. Al di là dei numeri risicati che Renzi ritiene di avere dalla propria parte.
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