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Decreto in forse, Renzi punta a più provvedimenti

Nulla ancora di definito per il super-Consiglio dei ministri in programma oggi. Anche se il premier Renzi assicura con un tweet: «Il lavoro di queste ore procede molto bene. Domani alle 17...

Nulla ancora di definito per il super-Consiglio dei ministri in programma oggi. Anche se il premier Renzi assicura con un tweet: «Il lavoro di queste ore procede molto bene. Domani alle 17 conferenza stampa con i provvedimenti. Per seguire domani: #laSvoltabuona». Nell’ordine del giorno preparato ieri sera figuravano due decreti legge: uno relativo alla casa (di cui riferiamo in altro articolo) e uno relativo a nuovi poteri della Banca d’Italia (si potrà valere nella vigilanza anche di altri organi dello Stato). Dovrebbero essere approvati anche due disegni di legge. Il primo è relativo al pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, sebbene per giorni sia stato annunciato come decreto legge (e non è escluso che possa essere approvato all’ultimo momento come provvedimento d’urgenza). Il secondo invece riguarda il lavoro, e si tratta dell’ormai noto jobs act. Capitolo a parte riguarda il provvedimento che dovrà tagliare le tasse sul lavoro. E qui ci si addentra in un "terreno minato". Su quello che veniva individuato come un decreto, infatti, aleggia una sorta di mistero e per tutto il giorno si sono rincorse le voci più varie. Tanto per cominciare il testo sarebbe dovuto essere esaminato dal pre-Cdm (si tratta del consiglio dei ministri dei tecnici, capi di gabinetto e capi degli uffici legislativi). Ebbene, la riunione si sarebbe dovuta tenere ieri mattina ma è slittata di 24 ore e si terrà soltanto stamattina. In questa occasione si scopriranno le carte e si deciderà cosa varare nel Consiglio dei ministri vero e proprio che si dovrebbe tenere nel primo pomeriggio, l’orario più indicato è le 16. Scricchiola il piano Renzi. Inizialmente era previsto per un totale di dieci miliardi, la metà dei quali sarebbero dovuti provenire dall’innalzamento del deficit/pil dal 2,6% al limite massimo del 3%. Per compiere questa operazione, tuttavia, come ha ricordato Il Tempo ieri, è necessario seguire una procedura precisa che prevede di informare la commissione Ue e due voti parlamentari delle due commissioni interessate: è assai improbabile si possa fare tutto in poche ore. Il che fa presuppore che il piano Renzi sarà suddiviso in almeno due tappe: una immediata e una seconda più dilazionata nel tempo, forse in estate. È immaginabile anche un terzo tempo utilizzando i soldi risparmiati per effetto dello spread più basso che dovrebbe consentire un notevole risparmio in termini di interessi sui titoli di Stato. Resta da capire dove trovare i primi 5 miliardi per varare almeno il primo pezzo del taglio del cuneo fiscale. In giornata era il vice ministro dell'Economia, Enrico Morando, a spargere ottimismo: «I problemi sono sostanzialmente risolti». L’ipotesi più accreditata resta quella di un intervento tutto sul taglio dell’Irpef che porterebbe in busta paga 80-100 euro al mese per i redditi fino a 20-25 mila euro, tenendo conto anche delle risorse già previste dal governo Letta che sono pari a 2,5 miliardi. Le coperture arrivano per 5 miliardi dalla spending review mentre i restanti 2,5 miliardi potrebbero essere recuperati riallocando fondi già a bilancio o con un taglio alle spese militari e dal capitolo F35.

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