Dopo il post sulla secessione che aveva entusiasmato gli esponenti del Carroccio, Beppe Grillo fa marcia indietro e precisa che la sua idea di dare vita a macroregioni non ha niente a che fare con la secessione. Il segretario leghista, Matteo Salvini, aveva già prefigurato una battaglia comune, con qualche perplessità: «Con vent’anni di ritardo, benvenuto fra noi! - ha detto a Grillo - Se anche queste rimarranno solo chiacchiere dovute al casino nel MoVimento 5 Stelle, lo vedremo presto: i voltafaccia dei grillini sul reato di immigrazione clandestina e sull’euro sono stati incredibili. Alleanze? Ovviamente no. Ma battaglie comuni su obiettivi condivisi, questo sì». Beppe ieri ha corretto il tiro: «Accorpare le Regioni in cinque macroregioni omogenee può migliorarne il loro funzionamento e diminuire i costi e gli sprechi», ma «distribuire più poteri gestionali alle macroregioni non significa secessione». Insomma, un’Italia federale, dice il fondatore del MoVimento 5 Stelle, «può mantenere comunque poteri centrali come gli Esteri e la Difesa» ma decentrare «può servire a disinnescare spinte di disgregazione dello Stato che sono già in atto». Attacca il deputato del Carroccio Massimiliano Fedriga: «Grillo adesso non faccia marcia indietro altrimenti dimostrerà di essere proprio come quella casta che vuole combattere, esattamente come Renzi: ovvero quei politici che per acquistare consenso e visibilità fanno la sparata e il giorno dopo si rimangiano tutto». Netto anche il capogruppo della Lega al Senato, Massimo Bitonci: «Abbiamo aspettato invano Grillo ai nostri gazebo per firmare per l’indipendenza del Veneto. Ma la speranza, come si dice, è l’ultima a morire». Il comico genovese preferisce occuparsi di Europa (il suo vero obiettivo sono le elezioni di fine maggio): «Con il Fiscal Compact il nostro (?) Paese si è impegnato ad assestare il rapporto debito/Pil al 60% in linea con gli accordi di Maastricht del 1992. Allora l’Italia, che viaggiava al di sopra del 100% di debito/Pil, fu esentata insieme al Belgio pur sapendo che l’obiettivo 60% era irrealizzabile. Nel 1992 era necessario che l’Italia entrasse nella Ue e che in seguito adottasse l’euro. Ora la Ue non può più fare sconti e il motivo è il nostro debito pubblico. In questi anni gli Stati europei hanno accumulato fino a 1.000 miliardi di titoli italiani». In questa situazione, precisa Grillo, «il Fiscal Compact, che taglierebbe la spesa pubblica dai 40 ai 50 miliardi all’anno per vent’anni in mancanza di una fortissima crescita, del tutto impossibile, è irrealistico. Consegnerebbe l’Italia alla miseria». Ma le acque nel MoVimento sono agitate anche per l’intervista a Il Tempo della consigliera bolognese Federica Salsi. Cacciata dal «non partito» per aver partecipato a «Ballarò», ha attaccato gli attivisti: «Vanno in tv con il copione di Casaleggio». Il consigliere di Roma Capitale, Marcello De Vito, non ci sta e replica: «Storia antica... "Nondum matura es", disse la volpe all’uva». La Salsi sorride su Twitter: «Carini i pasdaran stellati che si prendono la briga di venire qui a screditarmi».
Grillo delude la Lega e spara sull’Ue. Sulla Tv accuse alla Salsi
Alberto Di Majoa.dimajo@iltempo.it Dopo il post sulla secessione che aveva entusiasmato gli esponenti del Carroccio, Beppe Grillo fa marcia indietro e precisa che la sua idea di dare vita a...
