Uscire o no dall’euro? Giorgia Meloni, sostenuta in blocco dai Fratelli d’Italia vecchi e nuovi, non ha dubbi. Così, nell’attesa nei corridoi del PalaTerme già girava una nuova moneta parallela dal nome più che esplicativo: il «nomerkel». Un «buono sovrano italiano» da 1 euro, 2 euro e 5 euro, con i volti di Mameli, Raffaello e D’Annunzio, grazie ai quali i 3150 delegati presenti hanno ricevuto qualche sconto nell’area mercatino. In tempi di magra, in fondo, l’attività dei 20 stand presenti andava sostenuta con una moneta che «non crea debito»: al bancone dei gadget, a ruba le spillette col nuovo simbolo, così come le magliette con la scritta «prima gli italiani», «senza paura» e «destra che vince»; scarso successo per la felpa con la dicitura «ricostruire tutto», forse «a causa del suo colore rosso compagno». Così, scorrendo per gli stand, troviamo la postazione dove si può firmare il «manifesto sovranista» o acquistare libri come «Il complotto dell’Onu contro la vita», quindi i banconi del mensile Area (di cui è direttore Fabio Rampelli) e dei «Padri separati d’Italia», o quelli dei prodotti tipici della Valle dell’Aniene e di Salerno. Tra tutti, spiccavano anche le opere di Luca Flycat, il «writer di destra». Fra un libro che narrava l’epopea del Fronte della Gioventù e la nuova fatica letteraria di Alemanno che girava insistentemente in sala stampa, condividevano la platea qualche volto noto e personalità storiche della destra italiana. Acclamatissima l’inossidabile Donna Assunta, vittima dei «selfie» dei più giovani quasi quanto Crosetto e la Meloni; in prima fila, con la signora Almirante, anche gli ex ministri Mario Landolfi e Pasquale Viespoli, il vicepresidente della Camera, Simone Baldelli, gli «anziani» Basili e Pontone e Rasi. Nascosto nel pubblico anche il «comunista» di Sel, Nazzareno Pilozzi. Fra loro, il militante più anziano, Giovannino Battisti, e la più giovane, la piccola Alice Ricci di appena 7 mesi. Tanti applausi scroscianti, ma anche fischi: sonanti all’indirizzo «traditore» Gianfranco Fini, prevedibili per l’alfaniano (ed ex saggio montiano) Gaetano Quagliariello, cercati quando Fabrizio Bracconeri (Bruno Sacchi per gli «amici» della 3a C) se n’è uscito con un incomprensibile «ma io so’ d’a Roma eh!», salvo poi affidare all’europarlamentare Marco Scurria la riaffermazione dell’orgoglio giallorosso, nel momento di ricordare l’impegno suo e del partito in favore dei tifosi laziali trattenuti a Varsavia dai gendarmi polacchi. Infallibile, bisogna dirlo, la «web war», macchina comunicativa 2.0 capitanata dal baffuto Raffaele «Persiko» Persichetti e dal gruppo dei «nerd di destra», 20enni geniacci del computer: anche grazie a loro l’hashtag #popolosovrano era costantemente fra i trend italiani. Della serie «qualcosa può sfuggire», però, nessuno è riuscito a spiegarci perché sul totem dedicato a Enrico Mattei ci fosse la foto dell’attore Gianmaria Volonté, che ne raccontò le gesta in film del ’71. Pazienza. Divertentissimo, invece, il cartonato all’ingresso che ritraeva Fabio Rampelli esporre alla Camera lo striscione «Corrotti» alla Camera in occasione durante la «ghigliottina» boldriniana sul decreto Bankitalia: ritagliata la faccia del parlamentare, ci si poteva fare la foto, approfittando, perché no, anche del suo fisico da ex nuotatore. L’oscar del delegato sfortunato, infine, va ex aequo al civitavecchiese Dimitri, a cui nemmeno un motore fuso sull’A12 ha impedito di assistere al discorso della sua «Giorgina», ed alla lombarda Manuela, rimasta bloccata per 35 minuti in bagno. Entrambi, c’è da dire, non hanno mai perso il sorriso.
Arriva «Nomerkel» per gli sconti al mercatino
Vincenzo Bisbiglia Uscire o no dall’euro? Giorgia Meloni, sostenuta in blocco dai Fratelli d’Italia vecchi e nuovi, non ha dubbi. Così, nell’attesa nei corridoi del PalaTerme già girava una nuova...
