Il comico portato al successo (e poi ripudiato) dalla tv cambia strategia. Prima odiava il piccolo schermo, soprattutto i talk show politici. Li ha sempre considerati dei «pollai», ovviamente orientati contro il MoVimento 5 Stelle. Per questo motivo gli attivisti non hanno mai ricevuto il lasciapassare per sedersi negli studi delle trasmissioni. Tant’è che alcuni esponenti pentastellati, a partire da Federica Salsi e Giovanni Favia, sono stati espulsi dal «non partito» proprio per aver accettato gli inviti dei conduttori. Ma le cose cambiano. E adesso non c’è un giorno in cui un parlamentare 5 Stelle non partecipi ai dibattiti politici televisivi. L’ultimo è stato l’ex capogruppo al Senato, Nicola Morra, che due giorni fa ha fronteggiato gli attacchi contro il MoVimento a «Bersaglio mobile» di Mentana. La settimana scorsa nella stessa trasmissione era andato il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio. Il contrordine è perentorio. La deputata Giulia Sarti ha partecipato a «Servizio pubblico» di Santoro, come il collega Alessandro Di Battista. Il presidente della Vigilanza Rai, Roberto Fico, ha scelto «In Mezz’Ora» dell’Annunziata, la senatrice Paola Taverna «Otto e Mezzo» della Gruber. Ma parlamentari 5 Stelle sono stati avvistati anche in molte altre trasmissioni: su RaiNews (Ruocco, Santangelo, Brescia, D’Incà e Toninelli), a La7 (nella «Gabbia» di Paragone sono entrati Bonafede e Sibilia), a SkyTg24 (Sorial, Nugnes, Dall’Osso, Nuti e altri). Una giravolta imprevedibile. Fino a poche settimane fa Grillo si faceva seguire da tutte le tv italiane, attaccandole (celebre il comizio del comico contro la Rai a Sanremo), e denunciando che la televisione non riconoscesse il peso di quel 25 per cento conquistato dal MoVimento alle ultime elezioni politiche. Un doppio gioco che non ha retto alla necessità di pubblicizzare le scelte dei 5 Stelle e, probabilmente, anche alla vanità dei suoi esponenti. Certo sono lontanissimi i tempi in cui Beppe bocciava sul suo blog la partecipazione a «Ballarò» della consigliera bolognese Federica Salsi. Già il titolo del post diceva tutto: «Il talk show ti uccide, digli di smettere». Il ragionamento del comico era netto: «Chi non conosce nulla del MoVimento e segue il talk show, dopo il morbido e avvolgente abbraccio televisivo al quale ti sei consegnato volontariamente (con voluttà?) opta per il meno peggio e quello non sei mai tu, ma è sempre un altro, quello che sa vendere le sue menzogne (è il suo mestiere), che ha parlato per un’ora mai interrotto da chi gestisce il talk show, quello che nessuno ha mai contraddetto. Attoniti, gli attivisti, vedono i voti guadagnati con fatica nei banchetti nei fine settimana volare nel vento, fluire in un secchio bucato». Attaccava la Salsi, senza mai nominarla, parlando del «punto G, quello che ti dà l’orgasmo nei salotti dei talk show». Era il 31 ottobre del 2012. Una scelta pienamente coerente con il percorso del «non partito». Soltanto pochi mesi prima, nel maggio dello stesso anno, il comico aveva notava: «Se il MoVimento 5 Stelle avesse scelto la televisione per affermarsi, oggi sarebbe allo zero qualcosa per cento. Partecipare ai talk show fa perdere voti e credibilità non solo ai presenti ma all’intero MoVimento». Inevitabile, dunque, che la tv diventasse un tabù per i pentastellati. Dopo il caso Salsi Grillo ha avvertito gli attivisti: «Chi partecipa ai talk show deve sapere che d’ora in poi farà una scelta di campo». Sono seguiti i fatti. Chi non ha rispettato le regole è stato cacciato. Ultimo, il senatore Marino Mastrangeli. Ma adesso la musica è cambiata. Chissà che anche Beppe e il timidissimo Casaleggio non scelgano di «invadere» il piccolo schermo. Intanto per rilanciare il «non partito», il blog di Grillo ieri ha recuperato una vecchia idea della Lega, la secessione. «E se domani i Veneti, i Friulani, i Triestini, i Siciliani, i Sardi, i Lombardi non sentissero più alcuna necessità di rimanere all’interno di un incubo dove la democrazia è scomparsa, un signore di novant’anni decide le sorti della Nazione e un imbarazzante venditore di pentole si atteggia a presidente del Consiglio, massacrata di tasse, di burocrazia che ti spinge a fuggire all’estero o a suicidarti, senza sovranità monetaria, territoriale, fiscale, con le imprese che muoiono come mosche?» si è chiesto il blog. Di certo «ci sarebbe un effetto domino. Il castello di carte costruito su infinite leggi e istituzioni chiamato Italia scomparirebbe. È ormai chiaro che l’Italia non può essere gestita da Roma da partiti autoreferenziali e inconcludenti. Le regioni attuali sono solo fumo negli occhi, poltronifici, uso e abuso di soldi pubblici che sfuggono al controllo del cittadino. Una pura rappresentazione senza significato. Per far funzionare l’Italia è necessario decentralizzare poteri e funzioni a livello di macroregioni, recuperando l’identità di Stati millenari, come la Repubblica di Venezia o il Regno delle due Sicilie».
Grillini sempre in Tv. La giravolta di Beppe
Prima il comico cacciava chi partecipava ai talk show, ora ci ha ripensato E sul blog lancia la secessione: «Non sarebbe meglio dividere l’Italia?»
