Politica

Un tweet di Renzi cancella 70 anni di Cgil

Il premier manda in soffitta la concertazione e snobba il sindacato Cinguetta: "Iscrivermi al sindacato è un rischio che non corro"

Avanti tutta, con o senza i sindacati. Anzi senza i sindacati. Non ci sono solo le riforme nell’agenda di Renzi. In silenzio e senza nemmeno grandi reazioni da parte dei diretti interessati, come se nulla fosse, il premier ha rotto con il tradizionale sistema della concertazione. Addio interminabili tavoli di discussione a Palazzo Chigi, con la sfilata di sigle e siglette sindacali e industriali (Confindustria in testa) che tenevano inchiodato il governo per ore, prima di dare il loro placet. Addio alle proverbiali nottate insonni dei ministri costretti a riscrivere più volte un testo sottoposto ai raggi X delle parti sociali. Quello che Berlusconi tentò più volte, scatenando la Cgil fino al punto di rimetterci il governo, ora è riuscito al segretario del Pd. Renzi manda in soffitta la concertazione e riesce anche nel «miracolo» di far ingoiare il nuovo corso a Susanna Camusso. La battagliera leader della Cgil è rimasta quasi senza parole mentre il premier, senza tanti riguardi, la snobbava pesantemente. A Renzi è bastato un twitt per seppellire decenni di storia sindacale. Di prima mattina il premier riceve un twitt da Gaetano Sateriale, stretto collaboratore di Susanna Camusso e responsabile del piano del lavoro della Cgil. Sateriale osserva che Renzi parla di lavoro e crescita quali priorità: «si sarà mica iscritto alla Cgil?», gli domanda su Twitter. E Renzi, senza la minima diplomazia, risponde: «Tranquillo Gaetano, è un rischio che non corro! Nè io, nè la Cgil...». Non si fa attendere la controreplica del dirigente Cgil: «Peccato. Poteva essere una esperienza istruttiva per entrambi». Insomma iscriversi a un sindacato e in particolare alla Cgil, è diventato un «pericolo» da evitare come la peste. E Camusso cosa fa? Alla bordata risponde con il fioretto. «Credo che questo governo sottovaluti molto il rapporto con le parti sociali e abbia un'idea della rappresentanza che è più fatta di presenze individuali che non della funzione sociale di rappresentanza» dice intervenendo al congresso della Camera del Lavoro di Torino. E aggiunge che « se Renzi dice basta tavoli è un grande delitto, un errore. Le soluzioni si trovano discutendo». Ma su come affrontare il nodo del lavoro, Renzi ha idee precise e mercoledì prossimo in Consiglio dei ministri porterà il Job act insieme al piano sulla casa e sull’edilizia scolastica. Nell’agenda del premier non c’è traccia di un passaggio dei documenti all’esame dei sindacati e tantomeno della Confindustria. I contenuti li apprenderanno dai tg o dai giornali. Eppure la materia è spinosa. C’è la questione aperta del contratto unico a tutele progressive; della revisione degli ammortizzatori sociali con l’estensione ai parasubordinati che ora non hanno tutele; della semplificazione del contratto di apprendistato. Il contratto di inserimento, in particolare, si trascina dietro il nodo dell’abolizione dell’art.18 che scomparirebbe per i nuovi assunti per i primi 2-3 anni di lavoro. Il trattamento che il premier riserva ai sindacati vale anche per la Confindustria. Renzi ha annunciato il taglio del cuneo fiscale (10 miliardi) cioè la differenza tra la busta paga netta del lavoratore e il costo per l’azienda di quello stesso lavoratore, che in Italia è fra le più alte tra i Paesi avanzati, essendo il peso delle tasse e dei contributi sociali pari al 47,6% del costo del lavoro. Ma su come ripartire lo sgravio fiscale, in che misura per le aziende e i lavoratori, Renzi vuole fare di testa sua. Intanto è arrivato uno stop della Commissione europea sull’uso dei fondi europei per coprire il taglio del cuneo fiscale. Il portavoce del commissario Ue, Johannes Hahn, chiarisce che «i fondi della politica di coesione devono essere utilizzati per finanziare nuovi progetti per lo sviluppo. Quindi non possono essere usati per coprire la riduzione di imposte, come quella potenzialmente legata al cuneo fiscale». Renzi non ha consultato nessuno nemmeno per il piano sull’edilizia scolastica che dovrebbe prevedere, secondo indiscrezioni, la figura di un commissario per superare la frammentazione di piani, programmi e conflitti di competenze che finora ha frenato la spesa.

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