Politica

Nichi non scherzare con il cancro

di Massimiliano Coccia

Caro Nichi, viviamo tutti dei piccoli drammi personali, che spesso sono similari ai lavori che svolgiamo, alle azioni che portiamo in essere, alle volontà reciproche che spesso rimangono incompiute, ma credimi, non c’è cosa peggiore del ricevere una diagnosi di tumore, perché spesso è un viaggio senza ritorno o è un viaggio dove le condizioni sono dolorosissime. Dalla perdita dei capelli, agli orrendi effetti collaterali delle chemioterapie, la sensazione di stordimento della morfina, gli incubi notturni perché dopo giorni di ospedale non sai se tornerai tra le mura domestiche, i discorsi sulla morte e i meravigliosi progetti di vita che rimarranno incompiuti, sono solo una piccola percentuale di quello che possiamo scorgere noi, dall’altra parte del letto e della barricata contro una malattia durissima. Quando ieri sera in redazione ho letto assieme al direttore i verbali del tuo interrogatorio, sono tornato con la mente a qualche settimana fa, quando facendomi carico di sentimenti contrastanti e di un dolore immenso, ho dovuto dire a mio padre i risultati della TAC e sinceramente, il suo sguardo scioccato, sorpreso, affranto non lo dimenticherò mai e caro Nichi, avrei preferito dirgli che aveva ricevuto un avviso di garanzia. Questo piccolo incidente lessicale, come forse lo avrai definito, in quei parapiglia linguistici in cui ci hai abituato, fa il paio con le risate consumate insieme a Girolamo Archinà sempre sul caso Ilva. Caro Nichi, credo profondamente nella politica e nonostante tutto credo ancora nel suo potere salvifico nei confronti delle problematiche che viviamo, ma per favore non mescolare le vere tragedie con quello che può capitare nella vita: un avviso di garanzia non può essere peggio di un tumore. Fidati. Ti aspetto per un rapido sondaggio tra gli ammalati, quando vuoi. Un saluto.

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