Politica

Legge elettorale, le donne di Montecitorio in rivolta

Novanta deputate firmano documento su parità di genere. "Non sia possibile varare una nuova legge senza prevedere regole per promuovere la presenza femminile nelle istituzioni"

Un documento bipartisan, firmato per ora da 90 deputate di diverse forze politiche - dal Pd a Forza Italia, da Ncd a Sel e Scelta civica - affinché si introduca nel testo dell'Italicum la parità di genere. "Siamo convinte - si legge tra l'altro nel documento - che non sia possibile varare una nuova legge elettorale senza prevedere regole cogenti per promuovere la presenza femminile nelle istituzioni e per dare piena attuazione all'articolo 3 e all'articolo 51 della Costituzione". E ancora: "La nostra convinzione e' che l'intesa politica raggiunta possa guadagnare in credibilita' e forza da una norma che collocherebbe il nostro paese tra le migliori esperienze europee". Il documento, che si rivolge ai leader dei rispettivi partiti delle firmatarie, e' sottoscritto anche da diverse donne di Forza Italia, partito che vive in questi giorni una spaccatura al suo interno, tra chi e' contrario all'introduzione di norme sulla rappresentanza di genere e chi, invece - come Carfagna, Calabria, Biancofiore - sta portando avanti questa battaglia trasversale. Proprio oggi pomeriggio, nella sede di FI in piazza San Lorenzo in Lucina, si e' svolta una riunione per tentare, da parte dei vertici azzurri, di dissuadere le deputate azzurre a desistere dalla loro battaglia e ritirare le loro firme dall'emendamento, ora accantonato, della Pd Agostini. Chiaro sulla linea di Forza Italia, il consigliere politico Giovanni Toti: "Una norma sulla parita' di genere? Mi sembra una assurdita'", ha detto nel pomeriggio. Dura anche Mariastella Gelmini: "Non possiamo accettare l'idea che uomini e donne siano candidati al Parlamento per le differenze di sesso e non per le loro idee e programmi". Dello stesso avviso la 'pitonessa' Santanche'. Anche all'interno del Pd, tuttavia, ci sono dei distinguo sul tema. Renzi. «Vedo che c'è molta discussione, e lo capisco, sul fatto che la legge elettorale varrà solo per la Camera e non per il Senato. Insomma, non sono preoccupato: avevo promesso una nuova legge elettorale in tempi veloci e così sarà». Si va oltre il fatidico venerdì evocato da Matteo Renzi come scommessa per la riforma. Caos a Montecitorio sulla legge elettorale. Le votazioni continuano fino a mezzanotte, ma l'ok arriverà solo lunedì. E' la parità di genere a destabilizzare il voto sugli emendamenti. Quello sulle quote rosa è ancora fermo al palo. Le donne del Pd sono divise sull'opportunità di un appello formale al premier Matteo Renzi sulla parità di genere. C'è chi come Barbara Pollastrini sta creando un impasse all'interno del gruppo. La minoranza vuole infatti raccogliere trasversalmente delle firme tra i gruppi alla Camera per una lettera-appello al segretario del partito per chiedere che il governo dia parere favorevole ai tre emendamenti bipartisan, a prima firma Roberta Agostini, sulle quote rosa nell'Italicum. L'area più vicina a Renzi è però dubbiosa che una iniziativa in tal senso contribuisca a sbloccare lo stallo sulla parità di genere, visto che nell'accordo con Fi i tre emendamenti Agostini non erano previsti. E’ stallo. Le forze di maggioranza non riescono a trovare l’accordo: le deputate dei diversi partiti stanno formando un fronte bipartisan per ottenere l’alternanza uomo-donna nelle liste elettorali e il 50% delle donne capolista. Anche la presidente della Camera Laura Boldrini ha voluto incontrare le deputate che sostengono gli emendamenti alla legge elettorale sulla parità di genere. «È un tema che mi sta a cuore», ha esordito la presidente, prima di ascoltare le deputate, appartenenti a diversi gruppi: assenti quelle di FI e Movimento Cinque Stelle. Presenti, tra le altre, le parlamentari Pd Barbara Pollastrini e Roberta Agostini, Dorina Bianchi (Ncd), Titti Di Salvo (Sel), Irene Tinagli (Sc) e Gea Schirò (PI). «L’attuale testo» dell’Italicum, «secondo le simulazioni, provocherebbe un peggioramento della presenza delle donne in Parlamento», ha spiegato Di Salvo. «Gli emendamenti firmati in maniera trasversale» per aumentare la rappresentanza di genere «sono stati accantonati, ma su di essi dovremo prendere una decisione - ha segnalato Dorina Bianchi, che è membro del Comitato dei nove della commissione - Ci sono tra l’altro altri emendamenti non accantonati che riguardano lo stesso problema. Alla presidente della Camera chiediamo un parere su questo». Secondo i senatori del Pd, che hanno inviato una nota, «sarebbe paradossale che misure per un’equa rappresentanza di genere tra gli eletti fossero contenute nelle leggi elettorali delle assemblee elettive a tutti i livelli di governo, tranne che nella normativa più importante, quella per l’elezione della Camera dei Deputati. Tanto più che dalla prossima legislatura essa sarà probabilmente l’unico ramo elettivo del Parlamento». Per i senatori Pd, «sarebbe inaccettabile se la nuova legge elettorale penalizzasse le donne, cioè la maggioranza del Paese; una mancanza così grave qualificherebbe la tanto attesa riforma come inadeguata e non europea». Netta la posizione della presidente della Camera: «Che io sia per la completa parità di genere, anche nell’accesso alle cariche pubbliche, è cosa nota-dice Boldrini- Abbiamo due articoli della Costituzione, il 3 (sull’uguaglianza) e il 51 (sulla promozione delle pari opportunità), che ci spingono in questa direzione. E la metà della nostra popolazione è costituita da donne. La nuova legge elettorale deve tenere conto di questo». Toti. "A me sembra un'assurdità, in un collegio ci può essere una donna bravissima che merita di essere capolista e in un altro collegio due uomini: perché dobbiamo stabilirlo prima? Io sarei perché ci fossero più donne o più uomini a secondo del merito". Lo ha detto Giovanni Toti, consigliere politico di Berlusconi, in merito al dibattito in corso alla Camera sull'introduzione nella legge elettorale di norme che garantiscano la parita' di genere anche nella indicazione dei capilista. Salva "Forza Sud". Arriva la prima modifica al testo dell'Italicum, grazie soprattutto ai voti di Pd e Forza Italia. L'Aula di Montecitorio ha infatti approvato il subemendamento dell'azzurro Parisi che riguarda i partiti fortemente ancorati a un determinato territorio. Ma non si tratta del cosiddetto salva-Lega, che per ora resta accantonato e che viene in soccorso di partiti, come appunto il Carroccio, che si presentano in diverse regioni. In questo caso, invece, il sostegno va a favore di partiti presenti solo in una realtà territoriale molto circoscritta: si prevede che potranno essere conteggiati i voti ottenuti dalle liste che, seppur non si sono presentate in almeno un quarto dei collegi nazionali, abbiano però superato lo sbarramento del 4,5%. E' il caso, ad esempio, del partito Sardo d'Azione o di Forza Sud. Napolitano. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano continua a mantenere il suo ruolo super partes: mentre sono in corso discussioni e votazioni in Parlamento sulla legge elettorale, è fuorviante chiedere al capo dello Stato - in nome di presunte incostituzionalità - di pronunciarsi o «intervenire» sulla materia, fa notare il Quirinale in una nota. «Essendosi finalmente messo in moto alla Camera dei Deputati un iter di revisione» della legge elettorale, sottolinea la nota, «il Presidente della Repubblica non può che auspicarne la conclusione positiva su basi di adeguato consenso parlamentare, non avendo altro ruolo da svolgere che quello della promulgazione - previo attento esame - del testo definitivamente approvato dalle Camere».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.