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Draghi pungola Matteo: servono misure di crescita e riforme

Il presidente della Bce, Mario Draghi, pungola il governo di Renzi. Secondo il presidente della Bce, sarebbe un «disastro» tornare indietro «dopo tanti sacrifici e tanto dolore»

Il presidente della Bce, Mario Draghi, pungola il governo di Renzi. Il numero uno dell’Eurotower che ieri ha lasciato invariato il tasso di rifinanziamento dei pronti contro termine al minimo storico dello 0,2%, ha affermato di «accogliere con favore» il richiamo lanciato dalla Commissione Europea a Paesi come l'Italia riguardo gli «squilibri economici» e ai deficit eccessivi. Secondo il presidente della Bce, sarebbe un «disastro» tornare indietro «dopo tanti sacrifici e tanto dolore». Ma le strategie fiscali devono «rispettare il Patto di Stabilità»; ovvero non se ne parla di sforare il faditico tetto del 3% come livello massimo del rapporto tra deficit e pil. Draghi ha poi spiegato che la politica dei tassi d’interesse resterà così a lungo giacchè «l’inflazione non preoccupa» e ci sono segnali di «moderata ripresa e anche se la disoccupazione resta troppo elevata». Servono misure «crescita friendly e riforme strutturali per rispondere ai rilievi della Commissione Ue e per ridare slancio al mercato del lavoro». Per Draghi «va ripensata la composizione degli sforzi di consolidamento». Per il 2014 gli analisti della Bce hanno rivisto «leggermente al rialzo», all'1,2%, le stime macroeconomiche di crescita del Pil dell'Eurozona. Per il prossimo anno, poi, la stima è di un Pil in crescita dell'1,5% nel 2015 e dell'1,8% nel 2016. Per quest'anno poi, l'Eurotower prevede un calo del deficit pubblico dell'Eurozona al 2,7%, 0,5 punti in meno rispetto al dato dell'anno precedente. E nel 2014 è previsto inoltre il picco del rapporto debito/Pil al 93%, con un leggero calo stimato per il 2015. Draghi ha poi parlato del problema dell’accesso al credito. In Italia e «da certi punti di vista» in Spagna il costo del credito per alcune categorie di clienti è calato. «I tassi di interesse sui prestiti nei paesi sotto stress stanno tornando in linea con il resto dell'Eurozona e la raccolta, dal punto di vista dei soli depositi, è tornata ai livelli del 2007: in questo caso, la frammentazione e' terminata». Quanto all’opportunità della creazione di una «bad bank» per assorbire le sofferenze delle banche di un Paese, «dipende dalle circostanze». La cosa peggiore, secondo Draghi, «sarebbe fare finta che le banche possono prestare soldi e che i problemi non esistono. Le banche zombie non prestano comunque, e non perché ci sono gli stress test». Per Draghi «ripristinare la fiducia nelle banche europee» è «la condizione essenziale e necessaria perché si ricominci a investire nel sistema bancario». Il direttivo della Bce non ha discusso l'impatto della crisi ucraina, limitandosi a valutare l'impatto sull'economia russa, su quella dell'Ucraina e su quella di alcuni paesi limitrofi. «L'impatto sull'economia russa - precisa - è severo. Tuttavia, è molto difficile prevedere cosa possa succedere entro un orizzonte di due, tre anni, se la crisi dovesse continuare». Per quanto riguarda l'impatto sul mercato dell'energia «se guardiamo ai prossimi sei mesi, l'impatto sarebbe molto mite. Se invece guardiamo a un anno e mezzo, potrebbe essere molto serio. Ma dipende da molte cose».

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