Politica

Cav-show tra elezioni, pm e comunisti

Il ritorno di Berlusconi al Senato: «A sinistra non hanno fatto i conti col passato» E in un video rubato va ancora all’attacco di Napolitano e della «mafia dei giudici»

Era il giorno della grande reentrèe al Senato, Silvio Berlusconi l’ha vissuto al centro della scena politica. «Merito» anche di un video «rubato» - ma il Cav era consapevole della registrazione - durante un incontro con alcuni esponenti di FI della Basilicata, e poi finito su Facebook. Nell’incontro Berlusconi spiega di star «vivendo il periodo peggiore della mia vita» e promette un viaggio in terra lucana dopo il 25 maggio «se non mi mettono in galera». Alle risate degli ospiti risponde serio e scuro in volto: «Dopo aver lottato per 20 anni per la libertà, sono qui a dipendere da una mafia di giudici, che il 10 aprile mi diranno se devo andare in galera, se mi mettono agli arresti domiciliari o se mi mandano a fare non so che servizio sociale». Non manca un attacco a Napolitano per la mancata concessione della grazia. Parole, quelle dell’ex premier, che provocano la reazione di Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, per la quale «un condannato in via definitiva non può permettersi di parlare così». In definitiva, la frasi di Berlusconi non fanno che aumentare ulteriormente l’attesa mediatica per la partecipazione alla presentazione del libro «Il Sangue di Abele, vivi per testimoniare» di Pllumi Zef e a cura di Keda Kaceli, presso la sala Zuccari del Senato. Una circostanza che segna il primo ritorno del Cavaliere nella Camera Alta dopo la decadenza. Un ritorno salutato dall’applauso dei parlamentari di FI presenti nelle prime file e alzatisi tutti in piedi. L’ex premier, autore della prefazione del libro che squarcia il velo sui gulag albanesi, non si tira indietro e ritorna su uno dei suoi cavalli di battaglia: «Il comunismo fu un grande viaggio dentro la menzogna che coinvolse anche il mondo libero - spiega - e ancora oggi sul comunismo l’occidente fa fatica ad accettare e riconoscere la verità storica. È come se si dovesse fare conti con la propria coscienza e con l’indifferenza e la superficialità con cui molti intellettuali spalleggiarono il comunismo e qualcuno continua così ancora». Dopo aver auspicato la trasformazione della sinistra italiana in un «partito socialdemocratico», magari grazie all’avvento di Renzi, il Cavaliere ha fatto ritorno a Palazzo Grazioli dove era in agenda un incontro con Francesco Storace e, soprattutto, andavano definite le linee guida per le candidature alle Europee. L’ex premier vorrebbe essere capolista. Al momento la legge glielo impedisce, ma Giovanni Toti ha confermato che «è nostra intenzione avanzare la candidatura del nostro presidente. Poi vedremo cosa succederà». Per il resto, il Cav sarebbe intenzionato a confermare tutti gli europarlamentari uscenti con alcune new entry significative: Giovanni Toti, innanzitutto, per provare a testarlo elettoralmente nella circoscrizione Nord-Ovest. E poi Claudio Scajola (anch’egli nel Nord- Ovest) e il vicepresidente della Commissione Ue (in scadenza) Antonio Tajani al Centro (Toscana, Umbria, Marche e Lazio), mentre al Sud come outsider e in qualità di candidato di bandiera, verrebbe schierato Fulvio Martusciello, attuale assessore regionale della Campania alle attività produttive. Da risolvere il caso Fitto: la linea sarebbe quella di non candidare parlamentari nazionali, ma l’esponente pugliese - deputato - ci terrebbe a correre per mostrare la sua forza elettorale al sud e «pesare» di più nel partito. Anche su questo, l’ultima parola ce l’avrà il Cav.

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