Politica

«Caro Presidente ci aiuti»

di Salvatore Arico, ex direttore del Teatro Valle

Gentile Direttore, la prego, mi aiuti. Voi de Il Tempo, con il bravo Carlo Antini, unici nel panorama dell’informaziome avete fatto tanto per il Teatro Valle. Ma non è bastato. Tre anni di denunce culminate con un intervento del magistrato Luca Palamara e del prefetto Pecoraro che chiedono inascoltati il ripristino della legalità. Il Presidente della Repubblica è garante del Demanio Pubblico, di cui il Valle è bene storico-monumentale e artistico. Ecco il perché di questa lettera al Capo dello Stato con la fiducia ed il rispetto che merita, affinché metta la parola fine a questa inqualificabile occupazione.     «Illustre Presidente, mi rivolgo a Lei, massimo rappresentante delle istituzioni e del popolo italiano, nonché appassionato uomo di cultura e di teatro, per manifestarLe il profondo stato di malessere e disagio per le vicende legate alla perdurante occupazione abusiva del Teatro Valle di Roma, bene pubblico demaniale. Negli oltre 1000 giorni di «sequestro», nella totale inerzia e connivenza degli organi preposti, si è assistito ad ogni sorta di scempio e di illegalità: elusione degli obblighi di legge (Siae, Ministero Economia e finanze), con un danno erariale stimato ad oltre 500.000 euro; spese ingiustificate sostenute da Roma Capitale per le utenze e gli affitti; inosservanze e inadempienze normative e amministrative in termini di sicurezza dei lavoratori e degli spettatori (Inail, Asl, Vigili del Fuoco); mancati ricavi stimabili per un totale di circa 5 milioni di euro; stato di degrado di un bene sottoposto a vincoli storici e monumentali. Gli appelli del mondo dello spettacolo, le interrogazioni parlamentari, le denunce degli organi di informazione, gli esposti rivolti alle Istituzioni non hanno finora sortito alcun effetto. Signor Presidente, riconsegni il più prestigioso e antico teatro romano alla cittadinanza italiana e agli artisti, ripristinando quei principi costituzionali e valori inderogabili di legalità che sono alla base della convivenza civile di uno Stato democratico. La cultura come bene comune deve saper interpretare ed esprimere il senso civico di una collettività».

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