Politica

Berlusconi torna in Senato

Partecia alla presentazione del libro "Il sangue di Abele" sul genocidio dei cristiani albanesi durante il comunismo e la sua è una lezione di storia

E' un giorno particolare, il ritorno di Silvio Berlusconi al Senato dopo la decadenza. Un lungo applauso saluta il suo arrivo. Nella sala Zuccari il leader di Fi partecipa alla presentazione del libro "Il sangue di Abele" a cura di Keda Kaceli, sul genocidio dei cristiani albanesi durante il regime comunista. Quando il moderatore Alessandro Sallusti saluta il Cavaliere, il pubblico scatta in piedi e applaude a lungo. La sua è una lezione di storia sul comunismo. "Non è solo un'ideologia, ma una malattia, una vera follia tanto è esasperata la sua realizzazione. L'ideologia comunista è la più criminale e disumana nella storia dell'uomo: ha causato oltre cento milioni di morti. Noi abbiamo avuto il più forte partito comunista d'Occidente, che voleva prendere il potere con una rivoluzione armata che fu impedita da Stalin. Ma questo partito non ha mai rinunciato a prendere il potere nella scuola, nell'università, nei giornali e nella giustizia. E questa è la situazione in cui noi ci troviamo. C'è chi non ha mai rinnegato questa ideologia, questo grande viaggio dentro la menzogna che coinvolse anche il mondo libero. E ancora oggi su questo tema si fa fatica ad accettare e riconoscere la verità storica. È come se si dovesse fare conti con la propria coscienza e con l'indifferenza e la superficialità con cui molti intellettuali spalleggiarono il comunismo e qualcuno continua così ancora". Poi, ricevendo un premio, scherza: "Non sono abituato a ricevere riconoscimenti. Ormai ho l'abitudine di ricevere sentenze di condanna". Commenta il nuovo corso del Pd. "È una speranza per tutti noi: seguiamo le vicende e vediamo se davvero la sinistra italiana riuscirà a fare quello che fece l'Inghilterra cento anni fa. Sarebbe una cosa meravigliosa se anche il Pci che ha fatto molti lifting, cambiando molte volte il nome, si trasformasse in un partito socialdemocratico". Una notizia è che Berlusconi non si sposa. Il cavaliere smentisce le voci di un suo imminente matrimonio con Francesca Pascale: "No, sono troppo vecchio". Europee. La dead line per le candidture line è il 15 aprile. Per quella data Forza Italia deve aver completato il puzzle. Berlusconi ci ha già messo la testa da tempo e avrebbe disegnato una griglia di partenza con regole di ingaggio precise per correre. Le elezioni della prossima primavera non sono uno scherzo: servono tanti voti, generosi finanziatori (una campagna vincente vale almeno 800mila-1 milione di euro) e un partito unito alle spalle. Si tratta del primo test importante del rinato movimento azzurro per ridefinire i rapporti di forza interni dopo la fuoriuscita di Angelino Alfano, ora diventato cliente scomodo anche in Europa. Allo stato, l'ex premier avrebbe confermato tutti gli eurodeputati uscenti di Fi e l'unico nome certo tra le new entry sarebbe quello di Giovanni Toti, suo consigliere politico, che correrà nella circoscrizione Nord-Ovest (Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia e Liguria). Ancora, invece, non sarebbe arrivata un'indicazione precisa sulla possibilità di candidare deputati e senatori in carica. Secondo le ultime indiscrezioni raccolte a Montecitorio, a palazzo Grazioli sarebbero orientati ad escludere dalla corsa chi già è parlamentare nazionale. E questa linea metterebbe a rischio la candidatura di un peso massimo come Raffaele Fitto (che è deputato). Il leader dell'ala lealista, infatti, sarebbe tentato da Bruxelles, ma non avrebbe preso alcuna decisione. In queste ore si parla di diversi big in pista, a cominciare dall'ex ministro Claudio Scajola (nel Nord-Ovest) e del vicepresidente della Commissione Ue (in scadenza) Antonio Tajani al Centro (Toscana, Umbria, Marche e Lazio), mentre al Sud come outsider e in qualità di candidato di bandiera, verrebbe schierato Fulvio Martusciello, attuale assessore regionale della Campania alle attività produttive. Mentre Tajani farà da traino al Centro, nel Sud sarebbero riconfermati l'ex Guardasigilli, Clemente Mastella ed Enzo Rivellini. Tra i big, resterebbe in pole per il Nord Ovest Scajola: dopo la recente assoluzione con formula piena per il caso dell'appartamento al Colosseo, sarebbero risalite le sue quotazioni, nonostante alcune resistenze interne. L'ex ministro dello Sviluppo può contare sulla compattezza del partito in Liguria e viene considerato un nome forte per reggere la sfida con i grossi calibri di Ncd come Roberto Formigoni e Maurizio Lupi. Il Cav, raccontano, avrebbe deciso di schierare Toti per testarlo subito nell'arena elettorale, per legittimare il suo incarico di 'volto nuovò della rinata Fi e per verificare se effettivamente l'ex direttore di Studio Aperto abbia le carte in regola per sfidare in futuro il Pd di Matteo Renzi. Resta da sciogliere il nodo Fitto. L'ex ministro degli Affari regionali sarebbe intenzionato a correre non perchè sia particolarmente attratto dalla prospettiva di trasferirsi a Bruxelles (in caso di elezione rinuncerebbe allo scranno europeo), ma per dimostrare la sua forza sul territorio ai vertici romani azzurri, raccogliendo voti in tutta la macrocircoscrizione meridionale, che comprende Puglia, Campania, Calabria, Basilicata, Molise e Abruzzo.  In tal modo Fitto si ritaglierebbe il ruolo di king maker nel Mezzogiorno d'Italia (in queste settimane sta cercando alleanze con tutti i big locali, fuori dalla roccaforte pugliese). In queste ore Fi starebbe valutando nel Nord-Est (la circoscrizione comprende Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Emilia Romagna) anche la candidatura dell'imprenditore Gianpiero Samorì, presidente dei Moderati in Rivoluzione (Mir).La quota rosa a Strasburgo, raccontano, sarà garantita da tante riconferme: da Licia Ronzulli, a Lara Comi a Barbara Matera. Le elezioni del 25 maggio saranno un banco di prova per vedere quanto conta Fi in vista delle prossime politiche. E la partita europea è legata a doppio filo con quella delle riforme. Se l'Italicum riveduto e corretto dovesse andare in porto, Renzi metterà nel mirino il Senato della Repubblica. A quel punto, l'abolizione della Camera Alta diventerà molto probabile e in tanti sentiranno scricchiolare la poltrona su cui sono seduti. Ecco allora che le europee (le uniche elezioni che assicurano un incarico per cinque anni) sarebbero l'unica via di uscita per chi teme di essere cacciato da palazzo Madama al prossimo giro.

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