"Lasciamo lavorare la Camera". Una frase rapida, mentre sta per incontrare il presidente albanese durante la visita di Stato, in risposta alle domande dei giornalisti sulle ultime novità italiane sulla legge elettorale. Giorgio Napolitano chiede che si rispetti l'autonomia del Parlamento, chiamato in queste ore a votare sull' attesissima riforma del sistema di voto. C'è chi lo legge come un via libera all'accordo raggiunto, chi come una manifestazione di distacco. Nulla di tutto ciò, assicura chi è salito di recente al Colle. Come sempre il Presidente non vuole entrare nel merito di un iter avviato e su cui la potestà legislativa è ben chiara: le aule votino, varino finalmente una riforma. Il giudizio di merito, semmai, si potrà dare solo dopo. Certo, a molti costituzionalisti non sfugge che c'è un dubbio non infondato sull'esito della scelta di varare una riforma che riguardi una sola Camera, in attesa della modifica sostanziale di composizione e funzioni del Senato. Ma una lettura univoca di questo dubbio costituzionale non c'è, molti ritengono che addirittura si potrebbe andare a votare anche dopo il varo dell'Italicum e prima della riforma del Senato, nonostante la disomogeneità dei due sistemi. A tanti però, anche tra le forze politiche, non sfugge che quest'ultima è sempre più messa sullo sfondo, quasi allontanata dall'orizzonte immediato o prossimo. Ma sono dibattiti e dubbi che per ora non contribuiscono a formare un giudizio compiuto al Quirinale, dato che ancora la Camera sta votando e ne avrà per tutta la settimana, e poi la riforma si trasferirà a palazzo Madama. L'importante ora è attendere che la riforma elettorale veda la luce, dopo anni di rinvii e dopo una lunga e combattuta trattativa. Quel che sta a cuore di certo a Napolitano, e su cui non si stanca di insistere, è che la cornice sia condivisa. "In Italia ben sappiamo cosa significa una contrapposizione senza esclusione di colpi e prolungata nel tempo - afferma il Capo dello Stato mentre parla delle divisioni tra partiti in Albania -. Ho sempre richiamato a una coesione nazionale e a un impegno comune, al di là di opinioni e posizioni diverse, quando si tratta di regole, istituzioni e collocazione internazionale".
Napolitano: "Serve coesione"
Parla il capo dello Stato sullo stato della legge elettorale. "Le aule votino, varino finalmente una riforma. Il giudizio di merito, semmai, si potrà dare solo dopo"
