Politica

Piano casa, il governo premia chi affitta

Al via nel prossimo Consiglio dei ministri misure per rilanciare il mercato. La cedolare secca scende al 10%. Mutui agevolati e bonus per ristrutturare

Ora è la volta del piano casa. Dopo il decreto Salva Roma, ecco che un altro provvedimento nato sotto il governo di Letta, taglia il traguardo. Il decreto firmato dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha avuto una gestazione travagliata per la difficoltà a trovare le coperture finanziarie e per concordare alcune tematiche con le Regioni ma alla fine con gli enti locali un compromesso è stato trovato e anche i fondi sono stati recuperati scavando tra le pieghe del bilancio del ministero. Ora il premier Renzi se ne è fatto carico e ha accelerato il varo. Il piano casa da circa un mliardo e mezzo in quattro anni pevede un pacchetto di misure che vanno dai mutui agevolati, bonus per le ristrutturazioni, taglio della cedolare secca sugli affitti e la possibilità per chi vive in un alloggio sociale di riscattarlo. Il provvedimento che verrà esaminato nel Consiglio dei ministri di venerdì prossimo, ha innanzitutto l’obiettivo di rivitalizzare il mercato delle locazioni. Il problema principale del mercato degli affitti è costituito dall’alta morosità determinata dalla crisi che induce un numero sempre maggiore di proprietari a lasciare gli appartamento vuoti pur di non rischiare. Il decreto mira quindi da un lato ad aiutare gli inquilini che sono in difficoltà economiche e dall’altro ad incentivare i proprietari con sconti fiscali e garanzie sulle morosità. Lo strumento del canone concordato sarà rilanciato con agevolazioni fiscali più robuste. La cedolare secca, ovvero l’imposta forfettaria sui redditi da locazione per i canoni concordati passa dal 15 al 10% dopo essere stata già abassata dal 20% con il decreeto «Del Fare». La misura riguarderebbe anche gli affitti degli enti no profit e quelli delle cooperative per gli alloggi subaffittati a studenti. Per gli affittuari con reddito basso, il tetto della detrazione Irpef dela spesa di affitto sale a 900 euro annui. Sarà poi rifinanziato il fondo per gli affitti (passerà da 150 a 300 milioni) per far fronte alla piaga della morosità incolpevole, cioè di coloro che avendo perso il lavoro non sono più in grado di pagare il canone. Sarà poi creato un «Plafond casa» ovvero un fondo di 2 miliardi di euro messi dalla Cassa depositi e prestiti che ha fatto una convenzione con l’Abi. Il fondo servirà come garanzia per le banche che erogano mutui destinati soprattutto alle giovani coppie che intendono comprare o ristrutturare casa e alle famiglie che hanno un soggetto disabile o sono numerose. A questo progetto hanno aderito finora venti banche. Sono interessati anche i conviventi da almeno due anni e che alla data della richiesta, almeno uno dei due non abbia superato i 35 anni e l'altro non più di 40 anni. La Cdp trasferirà le somme alle banche mensilmente (ogni 5 del mese), fino all’esaurimento del plafond. Il 30%, almeno fino a settembre 2014, sarà destinato alle banche del sistema del credito cooperativo e alle banche piccole e minori. Che effetto avrà allora questo accordo sul mercato? Uno studio dell’Ance ha stimato un aumento del giro d’affari sul mercato immobiliare di circa 8,1 miliardi. L’accordo ha un carattere sperimentale e la Cdp e l’Abi si sono impegnate a fare il punto della situazione dopo il 30 giugno 2014. Un altro tema di cui si occupa il decreto è quello degli alloggi popolari. Agli Iacp andranno 568 milioni finanziati in gran parte con fondi del ministero delle Infrastrutture recuperati con le revoche di fondi a opere bloccate e con fondi non spesi nel settore dell’edilizia residenziale. La logica è di spostare alcune risorse da settori dove non sono spese ad altri dove il loro impiego è immediato. Il decreto prevede sconti per l’acquisto di alloggi popolari da parte degli inquilini che li abitano. Le Regioni hanno ottenuto di avere il pallino delle decisioni su questo punto. Nel decreto ci saranno invece delle misure per favorire lo strumento del «rent to buy», ovvero la possibilità per l’inquilino di riscattare l’appartamento utilizzando i canoni di affitto pagati come rate anticipate da scalare dal prezzo di acquisto dell’immobile. Sono stati stralciati dal decreto l’Imu al 4 per mille per i proprietari che affittano a canone concordato e gli sconti Iva per i costruttori che si impegnano ad affittare a canoni sociali una quota degli appartamenti utilizzati.

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