Il caso Gentile turba i pensieri del presidente del Consiglio Matteo Renzi e rischia di provocare un terremoto all’interno della maggioranza che sostiene l’esecutivo ben peggiore di quelli analoghi provocati dai casi Cancellieri e De Girolamo. La nomina del senatore calabrese esponente del Nuovo Centrodestra indagato per aver impedito l’uscita del quotidiano L’Ora di Calabria si abbatte come un macigno sul premier, provocando così una netta frattura tra Pd e Ncd. La querelle su Gentile, poi, si inserisce nel più generale malumore per la nomina di viceministri e sottosegretari: solo 9 le donne - accusano molti esponenti Dem - senza contare i malumori nel Nazareno per le nomine di Ferri e Costa alla Giustizia e i mal di pancia di Popolari e dello stesso Ncd per quelle della Barracciu e di De Filippo. Rosy Bindi torna alla carica e chiede a Renzi e ad Alfano di «revocare» la nomina di Gentile. Solo così premier e ministro dell’Interno «Possono dare prova di avere a cuore gli interessi del Paese piuttosto che quelli del proprio partito». Ernesto Magorno, segretario del Pd calabrese e deputato annuncia che chiederà «all’assemblea calabrese del partito un documento nel quale si chiede al governo la revoca della nomina di Antonio Gentile a sottosegretario. La scelta del Nuovo Centrodestra di indicare Gentile è stata decisamente inopportuna e stride con la volontà del Pd, ma credo di tutti i cittadini calabresi, di avviare una stagione di rinnovamento nella nostra regione. Con altrettanta decisione chiediamo a Scopelliti e alla sua giunta di andare a casa e subito». Magorno annuncia «gesti forti e se necessario eclatanti». Il Pd calabrese ha già avviato una raccolta firme per sfiduciare Giuseppe Scopelliti. Anche il deputato Dem Dario Ginefra attacca il governatore della Calabria, che ha commentato così il blocco delle rotative che impedì l’uscita del quotidiano L’Ora di Calabria : «Dicono però che si bloccavano spesso...». «La comunità politica nazionale dovrebbe prendere le distanze da tali affermazione», dice Ginefra, che chiede a Renzi un codice etico antimafia per espellere dalla politica chi limita le libertà individuali. Anche Forza Italia, per bocca di Daniela Santanchè e Giancarlo Galan, contesta la nomina di Gentile scatenando le ire degli alfaniani. Dal canto suo, il senatore calabrese affida la propria difesa a una lunga nota e riceve la solidarietà di tutto il partito alfaniano. Gentile parla di «accuse infamanti» e di «macchina del fango» messa in moto contro di lui. «Mio figlio, che è un brillante penalista - dice l’esponente Ncd - è stato messo alla gogna sulla base di un niente e io, addirittura, sono stato accusato di avere bloccato l’uscita di un quotidiano che non leggo e che è espressione della corruttela più truce. Non ho mai chiesto a nessuno di bloccare notizie su presunte indagini che riguarderebbero mio figlio e di cui lo stesso non è a conoscenza». Gentile ricorda di aver sporto querela e attacca l’editore del giornale, «Piero Citrigno, fallito due volte e condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per usura che sta scontando ai domiciliari ed è indagato per estorsione ed è oggetto di una confisca di 100 milioni di euro da parte della Dda». Gentile poi ricorda altri particolari poco edificanti riguardanti l’editore del giornale. Il Cdr del quotidiano annuncia dal canto suo una querela per diffamazione a carico del sottosegretario. Parole che convincono Ncd che si strigne attorno al proprio sottosegretario. «Non accettiamo patenti di indegnità o di prestare il fianco a polemiche infondate - tuona Renato Schifani - È in atto un’operazione mediatica e politica violenta palesemente fondata sul nulla» contro il partito di Alfano. Tesi sostenuta anche da Maurizio Sacconi, secondo cui il caso Gentile «nasce dai soliti noti che per vent’anni hanno viziato la democrazia italiana con l’uso sistematico del pregiudizio e del sospetto nei confronti dell’avversario politico di turno». «Non capiamo le ragioni degli attacchi al senatore Gentile che è coinvolto in una vicenda chiaramente determinata da scontri politici e personali di carattere locale - dice Fabrizio Cicchitto - Non c’è alcuna prova che Gentile abbia ispirato l’intervento dell’editore sul direttore del giornale. E tantomeno c’è neanche lontanamente la prova che il senatore Gentile sia intervenuto per bloccare la tipografia». Anche il coordinatore nazionale Ncd Gaetano Quaglieriello difende Gentile: «Questa polemica denota superficialità e inconsapevolezza della corsa a precipizio che di questo passo si sta compiendo verso la barbarie e l’asservimento della politica a operazioni di altra natura. Invito i colleghi del Pd a stare ai fatti». In soccorso di Ncd arrivano i Popolari per l’Italia. «Avrei voglia di chiedere a Renzi per quale motivo il Pd usa una doppia morale: garantista con i suoi ovvero Vito De Filippo e la Barracciu, appunto, e forcaiolo con gli altri come nel caso di Antonio Gentile», dice il senatore Tito Di Maggio.
Il caso Gentile spacca la maggioranza
Il Pd chiede al premier Renzi e ad Alfano di revocare il sottosegretario Ncd. I Popolari lo difendono: «E la Barracciu? Dai Dem doppia morale»
