Politica

L’intellighenzia scarica Matteo

I giornali di sinistra attaccano il premier «Poche donne e sottosegretari indagati»

La luna di miele tra Matteo Renzi e l’intellighenzia di sinistra è già finita. Fatale lo scivolone sulla nomina di viceministri e sottosegretari. Al premier non viene risparmiato praticamente nulla: le poche donne (solo 9 su 44 nomine complessive), gli impresentabili, i ripescati. La Repubblica , Il Fatto Quotidiano , La Stampa , persino alcuni parlamentari del Pd. Tutti contro il presidente del Consiglio. Per non parlare poi della stampa estera, con la sonora bocciatura da parte di The Economist , non proprio un giornale conservatore - Berlusconi lo aveva ribattezzato The Ecomunist dopo una spietata campagna contro il Cavaliere, definito in copertina « unfit to lead Italy », inadeguato a guidare l’Italia. Bill Emmott lo scorso 24 febbraio aveva definito «il suicidio politico della sinistra» la decisione di Renzi e del Pd di far fuori l’ex premier Enrico Letta. Una scelta definita «spietato assassinio politico». Nell’ultimo numero, il settimanale britannico accusa Renzi di essere eccessivamente generico in tema di politica economica e di non aver chiarito in modo esaustivo come intenda reperire le risorse per coprire le riforme del lavoro e del fisco che ha in mente. Tornando alla nomina del sottogoverno, l’editoriale di Massimo Gramellini su La Stampa è al vetriolo. «Rimasto un po’ deluso» dalla lista dei ministri, «come tutti coloro che da Renzi si aspettavano il governo dei fuoriclasse», Gramellini definisce persino di fascino i ministri se paragonati ai sottosegretari. Tra le note stonate, Cosimo Maria Ferri ed Enrico Costa alla Giustizia, troppo berlusconiani. Ma la vera pietra dello scandalo è costituita dal «senatore Tonino Gentile. Si deve trattare di un refuso. Mai e poi mai il Renzi che conosco farebbe salire a bordo un signore accusato, non più tardi del 19 febbraio scorso, di avere impedito l’uscita di un giornale». Di qui l’invito: «Dottor Renzi, sia gentile con Gentile e lo accompagni all’uscita. Ci ha promesso che con lei l’Italia cambierà verso. Non che ci andrà di traverso». La Repubblica , il giornale editato da Carlo De Benedetti, tessera numero uno del Pd, dedica un’intera pagina ai «ripescati» del sottogoverno e da altri «nomi strani»: il «solito» Gentile, Umberto Del Basso De Caro - sotto inchiesta per i rimborsi in Campania - e Francesca Barracciu, esclusa in Sardegna perché indagata. Il Fatto Quotidiano , infine, mai tenero in verità con Renzi, titola in apertura di prima pagine: «Ecco i vice-impresentabili. Berlusconi torna al governo», con tanto di fotomontaggio del Renzusconi. Anche il quotidiano di Antonio Padellaro lamenta l’inserimento nel governo di quattro Dem indagati: oltre a Barracciu e Del Basso De Caro anche Bubbico e De Filippo. Oltre ovviamente a Costa e il pm Ferri, «intercettato negli scandali Calciopoli». Tutta la sinistra, Da Sel a IdV, chiede a Renzi di revocare i sottosegretari indagati. Mentre Rosy Bindi attacca: «Non si può dire che ci sia stato rigore nella nomina dei sottosegretari. Non possiamo permetterci una cosa del genere». E Deborah Serracchiani rincara la dose: «Non mi piace l’idea che ci siano poche donne».

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