Caro Direttore, quello che è accaduto in questi ultimi giorni a Roma dà la misura di un fallimento drammatico, non solo finanziario ma soprattutto politico e programmatico. Abbiamo visto il Sindaco Marino giocare sulla pelle dei Romani, minacciando il blocco della città, di tutti i servizi che garantiscono la vita quotidiana dei nostri concittadini. E tutto questo solo per ottenere udienza da un Presidente del Consiglio appartenente al suo stesso partito. La verità è che neanche Matteo Renzi si fida del Sindaco Marino e dei dirigenti del Partito Democratico romano, che non hanno mai voluto affrontare i veri problemi di Roma. Ovviamente, di fronte a queste difficoltà la sinistra romana ha provato a scaricare sulle nostre spalle la responsabilità del dissesto. Ma le cose stanno esattamente in modo contrario. Siamo stati noi nel 2008 che, con l’aiuto del governo Berlusconi, abbiamo fronteggiato un buco di bilancio di 12 miliardi e 300 milioni ereditato dalle giunte di sinistra di Rutelli e di Veltroni. Di fronte a questo buco gigantesco noi non abbiamo pensato di scaricare sui romani i problemi, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo trovato una soluzione. Nel 2013 le cose sono andate in maniera diversa: abbiamo consegnato a Marino un Campidoglio gravato solo da uno squilibrio finanziario di 165 milioni. È stata l’amministrazione Marino a far crescere questo squilibrio fino a 815 milioni, trascurando da giugno ad ottobre di intervenire sulla spesa corrente. Oggi che è stato nuovamente approvato il decreto Salva Roma, tutti sanno che il vero problema non è il bilancio 2013 ma quello dell’anno in corso, quando Roma Capitale dovrà intervenire per tagliare ancora il bilancio dell’amministrazione. Per fare questo la sinistra dovrà tagliare proprio quelle spese che ha strenuamente difeso con l’ostruzionismo quando io ero Sindaco. Dovrà mettere mano alla privatizzazione delle società municipalizzate, dopo aver impedito con un ostruzionismo di nove mesi, la privatizzazione di appena il 20% di Acea. Dovrà creare una holding per riunire in un’unica amministrazione tutte le municipalizzate, non solo per risparmiare 35 milioni di tasse l’anno ma per estendere il funzionamento della Centrale unica degli acquisti. Dovrà chiedere conto a Nicola Zingaretti di restituire ai romani i 200 milioni che la Regione Lazio ha tagliato sul trasporto pubblico locale. E dovrà chiedere al governo il rimborso di tutte le spese che la nostra città sostiene per mantenere il ruolo di Capitale della Repubblica. Abbiamo chiesto un Consiglio comunale straordinario in cui il Sindaco deve presentarsi con un piano drastico e convincente per tagliare le spese, se continuerà a disperdere le poche energie disponibili per le sue inutili pedonalizzazioni e per altre astruserie ideologiche, sarà meglio per tutti che rassegni le dimissioni. in questo modo il bilancio sarà gestito da un commissario di governo e i romani potranno tornare a votare già a maggio prossimo.
Io, ex sindaco non ho colpe
di Gianni Alemanno
