Politica

Intrecci giudiziari sulle teste dei marò

I politici indiani che dovranno decidere il destino dei due militari italiani sono coinvolti nei due processi su Finmeccanica a Busto Arsizio e Milano

L’ex responsabile delle relazioni esterne di Finmeccanica, Lorenzo Borgogni, compare al processo Finmeccanica di Busto Arsizio. La «gola profonda» del gruppo sarà ascoltata sui fatti legati alla maxi «tangente indiana» da 30 milioni di euro per la vendita degli elicotteri di Agusta Westland. E sullo sfondo resta il ruolo dei politici indiani che potrebbero essere stati i beneficiari finali della «bustarella». La vicenda ruota attorno alla fornitura di 12 elicotteri «destinati al trasporto di personalità governative» dell’India, attraverso intermediari di Agusta - come li definisce Borgogni negli interrogatori - Guido Ralph Haschke, Christian Mitchell e Carlo Gerosa. Haschke e Mitchell, come evidenziato nel processo, rivestono un ruolo rilevante nell’ipotizzato coinvolgimento di politici indiani. I nomi e cognomi sono negli atti: Sonia Gandhi e il suo segretario politico Ahmed Patel, il premier indiano Manmonah Singh, i ministri Veerapa Moily all’Economia e Oscar Ferandes ai Trasporti, il governatore del Bengala M.K. Narayana e il capo delle ferrovie indiane Vinay Singh. Nel processo sono imputati l’ex ad di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, Bruno Spagnoli, ex numero uno di Agusta Westland, Hascke e Carlo Gerosa. Nei loro confronti sono ipotizzate, a vario titolo e secondo le singole posizioni, corruzione internazionale e falsa fatturazione. Il Governo indiano si è costituito parte civile, anche se i nuovi sviluppi fanno tremare New Dehli. Perché i magistrati hanno sfoderato un documento, in cui sono elencati i nomi delle personalità indiane cui «mirare» per far aggiudicare ad Agusta Westland una commessa da 30 milioni di euro. Il documento, datato 15 marzo 2008, recita: «All’attenzione di mister Peter Hulett (responsabile delle vendite in India di Agusta, ndr). Caro Peter, poiché la signora Gandhi è la forza trainante dietro i V.i.p. (gli elicotteri di Agusta, ndr), lei non volerà più con il Mi-8 (vecchio modello, ndr). La signora Gandhi e i suoi più stretti collaboratori sono le persone alle quali l’Alto commissario (ambasciatore della Gran Bretagna, Stato che risulta essere in Agusta, ndr) dovrebbe mirare». La lettera è stata messa in relazione a un altro documento, scritto a penna da Hashke sotto dettatura di un altro indagato, Christian Mitchell, in cui sono riportati importi in milioni di euro da pagare a vari soggetti, come Af (Air force), Bur (burocrati) e Ap. Di quest’ultima sigla ne ha chiesto conto la Procura ad Haschke: «Secondo lei questo Ap per tre milioni a cui fa riferimento Mitchell è Ahmed Pater (segretario politico della Gandhi, ndr) della lettera?». «Anche io - ha risposto l’uomo nell’udienza del 9 gennaio - sarei arrivato alle stesse conclusioni ma a me Mitchell non lo ha detto e io non lo conosco (Patel, ndr)». Legato alla stessa commessa, poi c’è un processo al Tribunale civile di Milano, in cui i giudici devono stabilire se il Ministero della Difesa indiano abbia titolo o meno a ricevere 306 milioni di euro di fidejussioni bancarie legate alla stessa fornitura di elicotteri. Un processo in cui l’India si fronteggia contro gli istituti di credito, che invece chiedono che il denaro non sia dato. Secondo quanto emergerebbe dal procedimento, a fine 2013 New Delhi ha chiesto di ricevere le fidejussioni concesse da Deutsche bank e Intesa a garanzia del contratto per l’acquisto degli elicotteri di Agusta Westand. Un’altra patata bollente che fa sorgere il sospetto che dietro la vita dei marò ci siano interessi extra giudiziari, che affondino le radici in coinvolgimenti politici nel processo Finmeccanica e nei milioni di euro dibattuti in sede civile a Milano.

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