Politica

"Congelato" il villone di Lusi a Toronto

Altre rogne per l’ex tesoriere della Margherita su cui pesa una richiesta di condanna I sigilli in attesa dell’esito del procedimento tra il dissolto partito e la moglie dell’ex parlamentare

Cadono come pioggia fitta le rogne giudiziarie per l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi. A pochi giorni di distanza dalla richiesta di condanna a sette anni e sei mesi di reclusione, formulata dal sostituto procuratore Stefano Pesci, la Suprema corte di Giustizia dello stato dell’Ontario, in Canada, avrebbe infatti messo i sigilli ad una lussuosa villa di tre piani nei sobborghi di Toronto riconducibile allo stesso Lusi. A darne notizia è un’inchiesta del "Corriere Canadese" (un quotidiano in lingua italiana diffuso tra la comunità emigrata oltre oceano) che racconta come gli avvocati «Simone Grassi e Maurizio Morganti coadiuvati dallo studio Cassels Brock and Blackwell Llp di Toronto (legali dell’associazione politica Democrazia e Libertà, La Margherita in liquidazione)» siano riusciti ad ottenere il «congelamento» dell’immobile in attesa della conclusione del procedimento civile tra la ormai dissoltasi Margherita e la moglie dell’ex parlamentare. Una storia complicata quella del sequestro della villa. Secondo quanto riporta il "Corriere Canadese" infatti «nel corso della causa tra la Petricone e La Margherita, il tribunale di Roma aveva concesso il sequestro conservativo dei beni della moglie dell’ex tesoriere fino a 20 milioni. Grazie a questa ordinanza i legali della Margherita avevano agito per il recupero dei beni estendendo le loro indagini anche in Canada». L’ordinanza del tribunale capitolino però non era stata immediatamente recepita dal sistema giudiziario canadese ed è servito un nuovo intervento dei legali dell’ex partito centrista che «hanno dovuto presentare un vero e proprio "claim" cercando di provare al «giudice dell’Ontario la buona fede della loro richiesta di sequestro della villa al 16 di Lyndhurst Court». Secondo quanto emerge in questa storia ingarbugliata la villa in questione (un immobile di lusso in uno dei quartieri periferici più in di Toronto) sarebbe di proprietà della «Filor 627 Ltd», società riconducibile allo stesso Lusi. Per non farsi mancare proprio nulla poi, la Filor avrebbe acquistato l’immobile (con i fondi sottratti alla Margherita secondo quanto sostenuto dagli avvocati) per un cifra di poco inferiore al milione di dollari canadesi: immobile la cui architettura era stata progettata dallo studio «Giannone-Petricone», dove risulta socia la cognata della moglie dell’ex tesoriere. Lo stesso studio che avrebbe curato la progettazione del restauro della villa che Lusi si era comprato a Genzano, alle porte della Capitale, finita nelle carte dell'inchiesta capitolina. Un’altra rogna quindi per l’ex tesoriere; una rogna che va ad aggiungersi alla condanna della Corte dei conti che, nel dicembre scorso, ha condannato l’ex vicepresidente della commissione bilancio del Senato, al pagamento di 22,8 milioni di euro per danno erariale a fronte di una richiesta di patteggiamento avanzata dai legali dello stesso Lusi. Intanto, è prevista per il maggio prossimo la sentenza di primo grado per il processo penale che lo vede alla sbarra con l’accusa di essersi intascato oltre 25 milioni di fondi pubblici destinati al partito. Nella requisitoria finale, il sostituto procuratore aveva sottolineato come «Lusi, nella veste di tesoriere, era colui che portava avanti l’attività economica della Margherita in maniera esclusiva gestendo il conto corrente che dal 2007 al 31 dicembre 2011 vide affluire qualcosa come 80 milioni di euro sotto forma di rimborsi elettorali. Di questa somma almeno i tre quarti vengono utilizzati per spese lecite. Il resto no, a cominciare dall’utilizzo a pioggia di assegni in bianco a cifra tonda (con 500 o 000 finale), non tracciati. E questi assegni - ha detto il sostituto procuratore in aula - sono stati utilizzati da Lusi come fossero un tesoretto da gestire per affari privati e questioni personali. Un fiume di denaro che entrò nella TTT srl, società riconducibile al solo Lusi e impiegata per acquistare immobili e le quote della Paradiso Immobiliare». E in questa presunta gestione dissennata del patrimonio di fondi pubblici destinati al partito, Lusi sarebbe riuscito a girare parte dei soldi sottratti alle pubbliche casse, anche per investimenti in Canada. Investimenti che sarebbero avvenuti anche attraverso la moglie (che ha già patteggiato con un anno di carcere l’accusa di essere entrata illecitamente in possesso di una somma di 3,6 milioni di euro). La villa lussuosa nel sobborgo della città canadese e «congelata» dalla Suprema corte canadese rientrerebbe appunto tra questi beni.

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