Politica

Caos al processo No Tav

TORINO È stata il regno del caos la maxi aula bunker delle Vallette di Torino, dove ieri il processo a carico di una cinquantina di attivisti No Tav è stato dominato per almeno venti minuti dalle...

TORINO È stata il regno del caos la maxi aula bunker delle Vallette di Torino, dove ieri il processo a carico di una cinquantina di attivisti No Tav è stato dominato per almeno venti minuti dalle grida e dalle parole di decine di imputati. Hanno letto dei proclami e gridato insulti alla corte e ai pm. Il giudice Quinto Bosio non ha fatto sgomberare l'aula, che è rimasta teatro di cori da stadio e di slogan, fino a quando gli imputati e il pubblico hanno deciso di abbandonarla in segno di protesta. Tutto è iniziato in apertura di udienza. Circa trecento antagonisti, tra cui molti anarchici, dopo l'identificazione sono entrati in aula, dietro le sbarre dell'area riservata al pubblico. Hanno esposto bandiere No Tav. La protesta è partita dopo, dai banchi dove si trovavano gli imputati. Uno di loro, Lorenzo Minani, si è alzato e ha letto, in suo nome e in nome di Giorgio Rossetto, imputato, leader dell'autonomia torinese, un documento di revoca dei legali di entrambi. «Con tutto il rispetto per i nostri legali - ha dichiarato - revochiamo definitivamente, salvo un reale cambiamento di atteggiamento della corte, gli avvocati che ci hanno assistiti dal nostro arresto». «In questo processo la difesa - aveva detto prima - viene azzerata e svilita. Le parti civili recitano parti ambigue. E contestiamo l'etichetta di pericolosi socialmente che ci hanno affibbiato. Il discorso non è violenza si o violenza no, ma contro cosa si resiste a cosa ci si oppone». «Quando nomineremo gli avvocati d'ufficio - ha concluso - sappiate che parleranno per voi e non per noi».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.