Promette una rivoluzione nel mercato del lavoro, annuncia tagli all’Irap e al cuneo fiscale, dichiara guerra agli alti burocrati, come se si trattasse di emanare delle semplici ordinanze comunali. Renzi superstar va avanti come un treno, twitta a raffica le riforme, senza consultarsi con nessuno. I ministri, appena insediati, sono quasi numeri su caselle che andavano riempite. Anche il ministro dell’Economia Pier Carlo sembra essere una comparsa sul palcoscenico di Palazzo Chigi dove regna incontrastato il «solista» Renzi. Al rottamatore non sembra importare granchè dei costi delle misure che va ad annunciare con incontinenza irrefrenabile. Eppure dovrà fare i conti con le coperture perché se è vero che il calo dello spread consente di risparmiare sull’onere del debito pubblico, è altrettanto vero che il Paese continua a crescere poco, la metà del resto dell’Europa e il debito corre. Non c’è spending review o norma sul rientro di capitali che possa riuscire a saldare il conto salatissimo degli impegni presi nell’aula di Palazzo Madama dal presidente del Consiglio: quasi 100 miliardi di euro. Che dire poi del rapporto con i sindacati. Renzi ha già mostrato, con un paio di dichiarazioni pre insediamento a Palazzo Chigi sui distachi sindacali e sui bilanci delle confederazioni, che è allergico ai rigidi vincoli della concertazione. A meno di un ripensamento in questi giorni, è probabile che il Cancelliere tedesco Angela Merkel prenda visione del Job Act, la madre di tutte le riforme, prima di Cgil, Cisl e Uil. Nell’agenda di Renzi al momento non c’è traccia di un tavolo con i sindacati. Il sindaco-premier sta anche per partorire una sorta di governo-ombra. Per sbarazzarsi della tecno-burocrazia che ha il suo cuore nella Ragioneria generale dello Stato, renzi medita di resuscitare la formula della cabina di regia a Palazzo Chigi. Una struttura snella; poche chiacchiere e operatività veloce. Le teste d’ariete di questo progetto sarebbero il sottosegretario Graziano Delrio e l’ex capo di gabinetto del ministero degli Affari regionali, ora segretario generale di Palazzo Chigi, Mauro Bonaretti. I due punterebbero a portare sotto l’ala della presidenza del Consiglio la spending review di Carlo Cottarelli. Questa operazione toglierebbe potere al Tesoro. A Delrio e Bonaretti presto si aggiungerebbe Yoram Gutgeld, economista e deputato renziano di ferro che dovrebbe guidare il dipartimento economico di Palazzo Chigi. Non solo lo staff personale, Renzi è tutto proiettato verso l’estero. Vuole recuperare prima possibile quel gab di notorietà che lo separa dal predecessore Enrico Letta, più noto alle cancellerie europee. Ieri il premier ha incontrato per un’ora il presidente del Parlamento europeo Schulz, oggi vedrà i primi ministri di Romania, Austria e Belgio e a giorni vedrà il Cancelliere tedesco Merkel. L’ennesima accelerata solitaria ci sarà con il Consiglio dei ministri di oggi. Oltre alla nomina dei sottosegretari è in agenda un decreto sugli Enti Locali. Il testo contenere solo quelle norme del Salva Roma che riguardano il bilancio 2013 della città. Lo stesso decreto potrebbe anche contenere alcune disposizioni urgenti sull'Expo e sulla Sardegna. Sul tavolo anche la soluzione della situazione degli ex Lsu della scuola e la Tasi. A seguito di un accordo già sottoscritto tra governo e comuni (ieri il presidente dell'Anci Piero Fassino è stato a palazzo Chigi per discuterne con Graziano Delrio), si compenseranno gli ultimi 200 milioni (erano 700 in totale) di perdite dei comuni a causa del passaggio dall'Imu alla Tasi consentendo agli stessi enti locali un aumento delle aliquote base dallo 0,1 allo 0,8 per mille. Dall’estero tanto attivismo è guardato con un misto di curiosità e di attesa. L’ennesima promozione alla sua Agenda, Renzi l’ha avuta dal Fondo monetario internazionale. «È molto gradita» ha detto il portavoce del Fmi Gerry Rice «ora aspettiamo la piena attuazione delle misure annunciate nelle settimane a venire». Poi ha sottolineato che «molte delle misure economiche proposte dal premier all'inizio della settimana parte sono quelle che il Fondo aveva suggerito in passato». Il portavoce dell'Istituto ha peraltro ribadito che sarà «cruciale» intervenire sul fronte della disoccupazione giunta a livelli preoccupanti.
Renzi vuole già fare tutto da solo
Non ascolta e non si consulta con nessuno, ignora i sindacati e punta ad accentrare tutte le decisioni a Palazzo Chigi
