«Il messaggio arrivato dalle primarie è stato chiaro. Nel popolo di centrodestra c’è una grande voglia di partecipazione». Gianni Alemanno si gode il successo di una consultazione svoltasi in un momento non facile, «senza un grande lancio pubblicitario e in concomitanza con altri avvenimenti politici di rilievo». Ed è pronto a scommettere: «Con questo risultato la nuova Fdi-An si qualifica come il "partito della nazione", che può diventare il punto di riferimento di una nuova destra italiana capace di aggregare tutte le componenti del centrodestra che si ritrovano sui temi della sovranità e dell’identità nazionale». Alemanno, qual è l’aspetto di queste primarie che l’ha sorpresa di più? «Immaginavo che su un quesito come quello sull’euro ci fosse un risultato importante. Il 72% dei votanti non è più disposto a stare nella moneta unica se non si ridiscutono i trattati europei. In più, il nostro popolo ha giudicato con favore l’ipotesi di limitare l’importazione di merci che facciano concorrenza sleale al made in Italy e al blocco dei flussi migratori. Sono questi i temi dai quali dobbiamo ripartire». È sorpreso dal simbolo scelto dai votanti per il nuovo partito? «Il dato più interessante è che il 77% di coloro che hanno partecipato alle primarie ha chiesto che nel simbolo ci fosse la Fiamma anche in forme diverse e innovative. Questo è un punto di riferimento importante. C’è stato un lungo percorso, partito con l’Officina per l’Italia avvallato dalla Fondazione Alleanza Nazionale, che ha coinvolto anche persone esterne alla tradizione di destra. Ora questo percorso ha la sua fotografia nel nuovo simbolo. Che dice con chiarezza da quale tradizione dobbiamo ripartire». Ma non c’è il rischio che con il forte richiamo alla destra la parte «centrista» dell’Officina si senta esclusa? «Noi dobbiamo ripartire da destra per parlare a tutto il centrodestra, per diventare il "partito della nazione". È in questa veste che dobbiamo presentarci alle Europee e da lì altre componenti potranno aggregarsi. Quando dico di partire da destra, intendo che va creata una massa critica intorno ai temi già menzionati. Se si salta questo passaggio, si rischia di risultare poco credibili quando evochiamo il grande tema della Nazione. L’obiettivo non è certo quello di escludere qualcuno. L’esempio giusto è quello della Francia. Dove il Fronte Nazionale della Le Pen è riuscito ad aggregare intorno alle sue battaglie persino elettori tradizionalmente di sinistra». Magari recuperando anche qualche «grillino» deluso dalla deriva «autoritaria» del M5S? «Certamente. Se dovesse esserci una diaspora degli elettori di Grillo, una parte potrebbe anche cercare accoglienza da noi. Ma c’è da recuperare anche quella grossa quota di astensionismo, quei sette milioni di voti che dal 2008 hanno abbandonato il centrodestra. Non solo per problemi "comportamentali" dei leader, ma anche per l’abbandono dei nostri forti temi tradizionali». Il vostro futuro è l’alleanza con Forza Italia? «Le primarie hanno stabilito che la discriminante per stare insieme sarà l’utilizzo delle primarie per scegliere il leader. Altro elemento fondamentale è che Lega e Forza Italia abbandonino le loro pulsioni rispettivamente federaliste e liberiste per dare maggiore attenzione ai temi dello Stato e della Nazione». Qual è l’obiettivo alle Europee? «Per superare il quorum basta il 4%, io punterei ad arrivare al 5 per avere ancora più slancio. Ma l’obiettivo vero è lanciare una sfida comunicativa, far capire alle persone che se non si recupera l’identità nazionale e non si porta fortemente questo aspetto in Europa, i problemi quotidiani non saranno risolti. La crisi in Italia c’è stata soprattutto perché si è perso il senso di comunità. I nostri temi sono tutt’altro che astratti». Qual è l’errore della «vecchia» An che non dovete ripetere? «Innanzitutto evitare di pensare che il rinnovamento passi per il centro. La novità passa da destra, non dobbiamo arenarci su posizioni ambigue o moderate. E poi va costruito un partito vero, non leaderistico. Anche per questo siamo ripartiti dalle primarie e dal territorio».
«La Fiamma per noi resta un riferimento importante»
intervista a Gianni Alemanno
