Politica

«Non si riconoscevano più nella linea del MoVimento»

Intervista a Mattia Fantinati, deputato grillino. Per lui 4 sì alla richiesta di espulsione

«Il nostro è un progetto coraggioso e trasparente. Di difficoltà ne abbiamo incontrate tante, e continuiamo a fronteggiarle. Per questo la compattezza deve essere il nostro punto di forza». Non usa mezzi termini Mattia Fantinati, deputato del M5S, ingegnere veneto di 38 anni. Onorevole Fantinati, perché ha votato per espellere i suoi quattro colleghi? «Perché ormai le loro critiche erano diventate sistematiche. Non erano più d’accordo su niente di quello che proponevamo». Non è legittimo dissenso? «Per carità, noi discutiamo fino a tarda notte per cercare di trovare una linea comune. Ma quello che facevano i quattro senatori espulsi dal MoVimento era continuare a criticarci sui giornali, in televisione, dimostrando, di fatto, di essere contrari al nostro progetto politico. Comunque era giusto sentire i nostri iscritti, che hanno confermato». I dissidenti dovrebbero dimettersi dal Senato, e non solo dal MoVimento, come ha fatto Orellana? «Penso di sì. Siamo stati eletti perché gli italiani hanno scelto un simbolo. Noi eravamo, e per certi versi ancora siamo, degli sconosciuti». Potrebbero lasciare altri, anche alla Camera? «Nell’assemblea in cui abbiamo discusso degli espulsi una trentina di parlamentari li sosteneva». Sarebbe un male o un bene che se ne andassero anche altri? «Se qualcuno non si riconosce più nel MoVimento e non lo sente più suo, allora farebbe bene a lasciarlo. Lo so che è difficile stare all’opposizione, anche perché ci bocciano tante proposte soltanto perché le presentiamo noi. Tuttavia meglio essere di meno ma fidati che tanti che non condividono il progetto politico».

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