Martedì sera Silvio Berlusconi, ricevendo un gruppo di dirigenti liguri ad Arcore, prima ha fugato tutti i dubbi sul premier: «Di Renzi mi fido. Rispetterà i patti, ha il gradimento del 60% degli italiani, molti dicono che sia il mio successore. Vedremo... Intanto - questa la battuta pronunciata - ha fatto fuori più comunisti lui in due mesi che io in venti anni...». Poi ha affrontato la questione del partito e la necessità del rilancio, anche dal punto di vista finanziario. È un problema, occorre trovare i soldi sul territorio. Sapete - ha spiegato - avevo nominato Daniela Santanchè responsabile nazionale del Fundraising di FI, ma lei ha deciso di fare un passo indietro. Al di là della posizione della «pitonessa» - i mal di pancia sarebbero legati alla gestione del partito - che ci sia un’urgenza legata ai finanziamenti è dimostrato anche dalla lettera di sollecito arrivata qualche giorno fa a deputati e senatori. Una parte dei dirigenti azzurri continua a non versare la somma pattuita al partito (ora la cifra da addebitare a un conto apposito è di 800 euro). Ed acco la «strigliata»: caro senatore risulta che non è stato versato la quota al partito, ti prego di provvedere al più presto, concordando anche un piano di rientro in tre anni. In alcuni casi si tratta quasi di una cartella di Equitalia, con somme che arrivano a 50mila euro. In altre missive si chiede di versare la quota dei 25mila euro che ogni parlamentare avrebbe dovuto versare all’atto della candidatura. «Gli ammanchi vanno oltre al milione di euro», dice un senatore che denuncia che anche berlusconiani della prima ora non hanno mai pagato un euro eppure sono stati candidati. Ora si dovrebbe cambiare registro: niente più candidatura se non si è in regola con i versamenti. Martedì il Cav ha ribadito la necessità di tenersi pronti alle elezioni e per questo occorre che il partito si autofinanzi. Del resto, Cavaliere da tempo ha stretto i cordoni della borsa. Ma in realtà tutti i partiti hanno l’esigenza di fare attenzione con i conti, a partire da Pd e Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, con cui Berlusconi vuole recuperare un rapporto di collaborazione. Una linea che non piace ai falchi, ma è gradita all’entourage del Cavaliere. Sul fronte parlamentare intanto si registra una frenata sull’Italicum. La nuova legge elettorale subisce un nuovo intoppo e slitta ai primi di marzo. Una notizia non presa bene da FI secondo cui «Renzi non mantiene l’impegno» di licenziare il testo alla Camera entro la fine di febbraio. Il capogruppo Renato Brunetta, calendario alla mano, non ha tutti i torti: saltato il decreto Salva Roma si era creato un «buco» nei lavori del quale si poteva approfittare. Dal Nazareno però arrivano rassicurazioni: «Rispettiamo gli accordi». La capigruppo di oggi si occuperà della questione, calendarizzando - garantisce il Pd - l’Italicum per la prossima settimana. Ma l’incognita emendamenti e quella del voto segreto restano. Sui tempi al Senato poi nessuno si sbilancia, anzi in tanti prevedono numerose modifiche al testo.
Il Cav: «Renzi rispetterà i patti, mi fido»
Martedì sera Silvio Berlusconi, ricevendo un gruppo di dirigenti liguri ad Arcore, prima ha fugato tutti i dubbi sul premier: «Di Renzi mi fido. Rispetterà i patti, ha il gradimento del 60% degli...