Lasciare il Palazzo per andare tra la gente. Senza scorta, né cordoni di sicurezza: in perfetto «stile Matteo». Il presidente del Consiglio, il giorno dopo aver incassato la fiducia in Parlamento, sceglie il Nord-Est per la sua prima uscita pubblica. Anche a Treviso, nella «locomotiva» del Paese, però, la crisi si è fatta sentire. E succede allora che dalla gente («sarà la gente la mia scorta», aveva detto solo alcuni giorni fa, da premier incaricato) per Renzi arrivano i primi fischi e le prime contestazioni, uniti a qualche arancia. Si comincia di buon mattino. Il primo appuntamento in agenda è la visita alla scuola media Luigi Coletti. Ad accogliere il premier ci sono alcuni militanti di Forza Nuova che cantano l’Inno d’Italia e mostrano a fotografi e cameraman striscioni poco incoraggianti: «Dopo Monti e Letta, ecco Renzi la terza marionetta»; «Meglio un nemico in casa che Renzi sulla porta» recitano i più «benevoli». Senza scoraggiarsi troppo il presidente del Consiglio entra nell’istituto scolastico e si concede agli allievi. Con loro, ragazzi appartenenti a oltre 40 etnie, accompagnato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e da quello dell’Istruzione Stefania Giannini, canta quella che sembra decisamente un’altra versione dell’Inno nazionale. Agli studenti, impegnati a immortalarlo sui propri cellulari, il premier improvvisa una sorta di lezione di educazione civica e spiega loro il compito che lo aspetta: «Anche io - scherza - torno a Roma con i compiti per casa. Bisogna seguire lo spread e i conti ma - sottolinea - un paese si salva solo se la scuola funziona». Un cinguettio su Twitter arriva a rincarare la dose: «Treviso. Che bello incontrare gli studenti! Sentivo la mancanza. Investire sulla scuola è il modo per uscire dalla crisi #lavoltabuona». Lasciati i banchi della periferia trevigiana, Renzi si sposta in centro per visitare il museo di Santa Caterina, dove incontra il sindaco Giovanni Manildo, il presidente del Veneto, Luca Zaia e altri amministratori locali. Il segretario del Pd si sente ancora uno di loro e, pur trovandosi dall’altra parte del tavolo, conferma la necessità di modificare il Patto di Stabilità. «Avete ragione, questa cosa dovrà essere sbloccata», ammette. Da «sindaco d’Italia» appunta sulla sua agenda quanto gli viene detto e invita i «colleghi» a segnalargli i problemi che si trovano ad affrontare nel quotidiano. «Potrete scrivermi alla mail matteo@governo.it, sarà attiva tra qualche giorno», assicura. Dopo studenti e amministratori, è la volta degli imprenditori. L’appuntamento è a palazzo Rinaldini e Renzi decide di fare a piedi il tragitto. Ad aspettarlo nelle strette vie del centro, però, ci sono ancora una volta alcuni contestatori, tra militanti di Forza Nuova e sedicenti «forconi». «Buffone, buffone», gli urlano. Quando si tratta di raggiungere il Comune la musica non cambia: «Vergogna, sei un nominato dalle banche, oggi di noi se ne è ammazzato un altro, vergogna», insistono. Passando accanto a un negozio di frutta e verdura, qualcuno rovescia una cassetta di arance e inizia a lanciarne per aria alcune. Il premier non viene colpito, ma a quel punto la scorta delle forze dell’ordine si fa inevitabile. Una conferenza stampa improvvisata servirà al presidente del Consiglio a spiegare che le contestazioni sono «normali» perché «non facciamo passerelle». «Vedo un clima molto bello, tanto dolore e difficoltà - ammette - ma trovo anche grande attesa, speranza e fiducia e sono particolarmente consapevole del durissimo lavoro che dobbiamo fare. Trovo il desiderio profondo di partire sulle cose». I provvedimenti sul tavolo del Governo rimangono gli stessi. Innanzitutto la conferma della volontà di ridurre il costo del lavoro: «Noi ridurremo di almeno 10 miliardi il cuneo fiscale» anche se «non abbiamo definito quale strada prendere», ribadisce, aprendo alla possibile riduzione dell’Irap di un terzo, che sottolinea «in Italia vale circa 30 miliardi». Presto, prima di incontrare Angela Merkel a Berlino il prossimo 17 marzo, assicura, arriverà anche il pacchetto lavoro. «Andrò dalla Merkel col jobs act già pronto», azzarda. Nel primo tour del premier tra la gente, arriva però la prima «buca» rifilata ai lavoratori. Salta infatti l’incontro in programma con le maestranze di Elettrolux: «La vertenza è sul tavolo del governo, la sento presente in maniera forte tra le urgenze che affronto personalmente. La settimana prossima ci sarà l’incontro a Roma di tutti i lavoratori di tutti gli stabilimenti», promette il premier, ma le sue parole non bastano a placare gli animi. Bollano infatti come «un errore grave» la decisione le Rsu di Electrolux. «È stata una scelta politica decisa dal premier - aggiungono - e dunque una pessima gaffe istituzionale alla sua prima uscita da capo del governo». Benvenuto tra la gente, Matteo.
Arance amare. Renzi scopre la piazza
A Treviso il premier incontra studenti, amministratori e imprenditori Ma viene contestato con lanci di frutta. Lui minimizza: «È normale»
