Il presidente Giorgio Napolitano si sveglia a Catania, dove era atterrato ieri pomeriggio. Giornata intensa. Incontro al Palazzo degli Elefanti, sede del Comune, poi al monastero dei benedettini, sede del dipartimento di Scienze umanistiche, per partecipare alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'università di Catania. Infine, visita alla ST Microelettronics. Napolitano, dal profondo Sud italiano, affronta il tema dell'Europa, delle riforme e non rinuncia a qualche punzecchiatura al nuovo premier Matteo Renzi. E' proprio durante la visita all'azienda elettronica catanese che arriva il primo, indiretto, affondo: "Non credo che dobbiamo ridurre lo sforzo in campi legati alla politica europea". L'avvertimento ai "giovanotti" del Pd è chiaro. E se si pensa che il neonato governo non ha neanche un ministero per le politiche comuniterie, ecco che tutto si spiega. Il problema si ripresenta più tardi quando va a segno un altro colpo. L'autore? Sempre Re Giorgio. La sua è una risposta problematica alla domanda se con il nuovo inquilino di palazzo Chigi possa esserci la svolta per il Paese: "Bella domanda, in America le chiamano hypothetical questions". Poche parole che esprimono tutta la fiducia, a quanto pare risicata, che il presidente ripone nell'esecutivo. Sulle riforme istituzionali il Capo dello Stato sottolinea che "questo governo ha scandito con forza il proprio impegno alla riforma del Titolo V, una riforma delle riforme. Cosa eccezionale perché è già difficile fare le riforme e c'è una necessità acuta di correzioni". La ricetta di Napolitano. "Al di là del cambiamento di governo ci vuole una continuità di sforzo, come nel piano di utilizzo dei fondi europei". Questo è un problema diventato con il tempo emblema anche di un cattivo comportamento dalla parte delle regioni, spesso responsabili di atteggiamenti di inerzia. Occorre allora "correggere qualcosa di profondo". Non a caso il governo, il nuovo governo Renzi, "ha scandito il suo grande impegno per la riforme del titolo quinto", sulla base del quale si poggia tanta della autonomia delle regioni come anche delle loro responsabilità. "C'è un'acuta necessità di correzioni e di riequilibri", e quindi l'impulso innovatore non deve venire meno, come anche quello nei confronti dell'Europa. Ad esempio "lo sforzo compiuto per recuperare in extremis i fondi europei del periodo 2008-2013 deve essere portato fino in fondo ed ottenere il massimo sostegno per i fondi riguardanti il periodo. Insomma, i rapporti con Bruxelles e la presenza dell'Italia in Europa sono di primaria importanza, soprattutto adesso che "c'è bisogno di uno spostamento su altri aspetti dello sviluppo dell'Europa, a cominciare dalla politica industriale". Fino a questo momento, ha spiegato Napolitano, "la tensione dell'Europa è stata assorbita dalla crisi del debito sovrano. Abbiamo dovuto confrontarci con una crisi che magari in qualche modo ha portato ad un salutare balzo in avanti sulla strada dell'integrazione. Questo ha assorbito tutte le energie". Ma adesso non bisogna dimenticare che è "in gioco il peso dell'Unione Europea in un mondo in sommovimento e non possiamo rassegnarci al declino". In particolare "in Italia si deve essere in grado di portare avanti la nostra identità, i nostri valori e le nostre tradizioni". Tutte buone notizie. Insomma, è come se il presidente dicesse: "Matteo occhio a Bruxelles". Qualcosa che a Renzi, al momento dell'assegnazione dei ministeri, forse era sfuggito.
Napolitano dalla Sicilia "punzecchia" Renzi
Il presidente in visita a Catania parla di riforma del Titolo V e dell'esigenza di un cambiamento a livello europeo
