Politica

Le primarie di Fdi superano quelle Pd

A Roma 15 mila votanti contro i 12 mila per il segretario regionale Dem. In testa il logo che contiene i simboli di An e di Fratelli d’Italia. Oggi i risultati

In attesa dei numeri ufficiali delle primarie, un dato è sicuro: Fratelli d’Italia cresce. Nonostante la scelta del weekend si sia rivelata poco fortunata, con l’attenzione politica monopolizzata dal giuramento del governo Renzi, il successo delle primarie di Fdi non è passato certamente inosservato, soprattutto ad alcuni esponenti della destra italiana. I numeri parlano chiaro, sia sotto il profilo organizzativo con 700 seggi sparsi in tutta Italia, sia a livello di partecipazione con circa 250.000 elettori. Particolarmente elevata l’affluenza in Campania e soprattutto nel Lazio, dove i votanti sono stati oltre 50.000, di cui 15.000 solo a Roma. Un dato significativo se si considera che una settimana prima, il 16 febbraio, per le primarie per eleggere il segretario regionale del Partito Democratico, nel Lazio si erano presentati alle urne lo stesso numero di elettori ma con un’affluenza inferiore nella capitale (circa 12.000 presenze). In flop che aveva fatto molto discutere all’interno del Pd. Il successo di Fratelli d’Italia, invece, viene rivendicato da Marco Marsilio, portavoce regionale del partito, con orgoglio. «Si tratta di un risultato eccezionale, al di là delle aspettative. Basti pensare che il Partito Democratico ha oltre 500 seggi aperti in quasi tutti i comuni del Lazio, mentre Fratelli d’Italia ne ha allestiti poco più di 150. Nelle principali città il numero degli elettori che si sono recati fisicamente alle urne supera quello del Pd: 15.000 a Roma, oltre 1.000 a Rieti. Se avessimo avuto la struttura organizzativa e la capillare presenza dei seggi in tutti i comuni, non ci sarebbero stati confronti. È la dimostrazione che il popolo di centrodestra ha voglia di partecipare e di scegliere e sarebbe ora che questa buona pratica contagiasse tutto lo schieramento e diventasse un’abitudine tramite la quale riportare i cittadini al centro dell’attenzione». Un risultato sottolineato anche dal segretario nazionale de La Destra Francesco Storace che ha parlato di primarie «affollate» e ha fatto i complimenti a Fratelli d’Italia per l’organizzazione «perché se il dato è reale vuol dire che ai gazebo si è presentato un popolo superiore agli stessi nostri elettori alle politiche». Una frase inequivocabile che sa tanto di apertura verso una possibile confluenza de La Destra all’interno del partito guidato da Giorgia Meloni, neo presidente, ma il nodo da sciogliere rimane quello del simbolo. E non è un problema di poco conto. Anzi. «Il tema delle primarie era soprattutto quello, Fratelli d’Italia ha deciso di far scegliere agli elettori il vestito da indossare - spiega Storace - Noi, dando un segnale di assoluto rispetto verso la consultazione, abbiamo indicato una scelta tra quelli in competizione, optando per il simbolo, il quinto sulla scheda, in cui fosse nettamente prevalente il richiamo ad Alleanza nazionale, che poi è stato il partito più votato dagli italiani di destra. A quella scelta, e all’esito del voto, restiamo indissolubilmente legati». Un esito del voto che, in attesa dei dati ufficiali che verranno comunicati oggi, probabilmente non piacerà a La Destra poiché, al momento, tra gli otto simboli presenti nella scheda, quello leggermente in testa (27%) è quello con il nodo tricolore che separa in due parti uguali il cerchio, con le scritte «Fratelli d’Italia» e «Alleanza Nazionale» al di sopra e al di sotto in pari evidenza, seguito dal simbolo che contiene l’intero emblema di An (26%) in un cerchio più piccolo contenuto all’interno di quello di Fdi. Il simbolo numero cinque invece, che riproduce l’emblema di An con la scritta Fratelli d’Italia in cornice sotto la fiamma tricolore, ha raccolto solo il 15% dei voti. «È evidente - ha concluso il leader de La Destra Francesco Storace - che una scelta diversa da quella legata alla prevalenza del simbolo di An non aiuterebbe il percorso unitario che pure inseguiamo con grande speranza. Ma è presto per pronunciarci. Leggeremo i risultati, valuteremo i numeri, ascolteremo le parole. E poi, tutti, saremo liberi di decidere».

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