Politica

Il Pd insiste e rilancia: «Ora tassiamo i Bot»

L’economista Taddei: l’ipotesi resta. La Ue rivede le stime su pil e lavoro

Il Pd non intende rinunciarci. Nonostante le polemiche che hanno scatenato le parole del sottosegretario Delrio, e la smentita di palazzo Chigi, l’ipotesi di aumentare la tassazione sui titoli di Stato, resta in piedi. La conferma è venuta dal responsabile economico del Pd, Filippo Taddei. È ancora in atto la valutazione sull’opportunità di mantenere due diverse aliquote: per i titoli di Stato al 12,5% e per gli altri investimenti al 20%. Taddei riferisce che si sta discutendo se «mantenere questa dualità» anche alla luce del fatto che «non esiste in altri Paesi europei quali Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna». Sopravvive solo in Estonia, Slovenia e Irlanda. Taddei quindi ribadisce che «l’ipotesi resta ma ha a che fare con quanta riduzione sulle tasse sul lavoro noi vogliamo fare. Noi dobbiamo spiegare a questo Paese che, se uno compra dei Bot, viene tassato al 12,5%, mentre, se uno va a lavorare, viene tassato almeno al 23%». Pertanto dipende da come si andrà ad incidere sul costo del lavoro. Taddei sottolinea anche che verrebbe salvato il risparmio previdenziale, «sul quale vorremmo operare una riduzione della tassazione». Attualmente il risparmio previdenziale riceve una aliquota di favore dell'11,5%. Intanto da Bruxelles arrivano le previsioni per il 2014 e non sono rassicuranti. È con queste e con le raccomandazioni del commissario agli Affari monetari Rehn che Renzi dovrà confrontarsi. Il premier ha un bel dire che «non si farà dettare la linea dalla Ue» ma le stime dell’Unione Europea sono una camicia di forza. I tecnici di Rehn hanno ridotto le previsioni della crescita. Il pil quest’anno salirà dello 0,6% e non dello 0,7% indicato a novembre e meno anche di quell’1,1% calcolato dal governo Letta nella Legge di Stabilità. Cresciamo la metà di Eurolandia, come la Grecia e meno della Spagna (1%). Ritoccate al rialzo anche le stime della disoccupazione da 12,04 a 12,6% a fronte di quela Ue che cala da 12,1 a 12%. Male anche il rapporto tra debito e Pil. Per la Commissione quest'anno raggiungerà il picco massimo, 133,7%, ma l'anno prossimo calerà a 132,4%. Un miglioramento che i tecnici di Bruxelles non esitano a definire «leggero». Male il lavoro con la disoccupazione che passerà da quota 12,2% nel 2013 al 12,6%. Unica nota positiva è il miglioramento della stima del deficit che sul pil passa da 2,7% (previsione di novembre) a 2,6% (comunque sopra il 2,5% indicato dal governo). Ancor più marcato il miglioramento previsto per il prossimo esercizio: 2,2%, mentre a novembre era il 2,5%. La spiegazione: «I conti beneficiano del calo di spread e interessi sul debito». È con questi numeri che Renzi dovrà confrontarsi. Tant’è che il commissario Rehn è molto cauto: «Il peggio della crisi è alle spalle ma la ripresa è tuttora modesta, perchè occorre proseguire le riforme strutturali». E lancia l’avvertimento al nuovo governo. «Il ministro Padoan sa cosa deve essere fatto per ravvivare la crescita». Per Rehn «lo sforzo maggiore deve andare all'abbattimento del debito» e questo è possibile con «un aggiustamento strutturale maggiore». Indicazioni maggiori arriveranno il 5 marzo quando la Commissione europea presenterà un focus su Italia, Francia e Germania. Intanto Padoan si è messo al lavoro. Ieri ha incontrato il commissario Cottarelli per la spending review.

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