Politica

Io, perseguitato per Abu Omar

di Nicolò Pollari*

La Cassazione ha messo la parola fine a una brutta storia che è durata otto anni. Sono sempre stato convinto che sarebbe finita in questo modo. So di non aver mai commesso alcun reato da direttore del Sismi e ho sempre avuto fiducia nella giustizia. Ci sono persone che mi chiedono se sono contento che finalmente si sia chiusa questa pagina della mia vita. Mi chiedono se sono soddisfatto, se adesso io e la mia famiglia abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Non posso rispondere a cuor leggero, devo fare alcune riflessioni. Io e la mia squadra abbiamo servito la Repubblica in anni molto difficili. Siamo intervenuti in Iraq, in Libano, abbiamo combattuto il terrorismo internazionale e quello che mi è successo non è stato certo il modo migliore per riconoscere questo impegno, sempre disinteressato. Abbiamo compiuto soltanto il nostro dovere, non l’abbiamo fatto per nessuna ragione personale, né abbiamo mai pensato di avere prerogative che ci avrebbero reso in qualche modo intoccabili. Nonostante tutto, eravamo convinti che lo Stato tenesse in maggior conto la nostra attività. Per questo sento un’amarezza di fondo. Posso essere contento di aver subito un processo, cominciato nel 2006, per una colpa che né io né il Sismi abbiamo mai commesso? Posso essere contento che la mia azione sia stata messa in dubbio, peraltro con conseguenze sulla mia sicurezza e su quella della mia famiglia, oltre che sulla mia reputazione, disegnando un contesto che non mi è mai appartenuto e che anzi ho sempre combattuto, attenendomi alla legge? Fin dall’inizio ho chiesto ai vari governi che si sono succeduti se fosse possibile usare il materiale coperto dal segreto di Stato per difendermi. I quattro esecutivi che si sono alternati in questi anni mi hanno dato la stessa risposta. Mi hanno ordinato di apporre il segreto, non certo per tenere nascosti i fatti ma per ragioni che riguardano la sicurezza del nostro Paese. Ho pagato un prezzo altissimo non potendo usare questi elementi di prova. Non mi hanno permesso di avere un testimone a mio favore. Mi sono sentito solo. Ma sapevo di non avere responsabilità. Ora sono sereno e continuerò ad avere fiducia nello Stato. * Ex direttore del Sismi La Cassazione ha messo la parola fine a una brutta storia che è durata otto anni. Sono sempre stato convinto che sarebbe finita in questo modo. So di non aver mai commesso alcun reato da direttore del Sismi e ho sempre avuto fiducia nella giustizia. Ci sono persone che mi chiedono se sono contento che finalmente si sia chiusa questa pagina della mia vita. Mi chiedono se sono soddisfatto, se adesso io e la mia famiglia abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Non posso rispondere a cuor leggero, devo fare alcune riflessioni. Io e la mia squadra abbiamo servito la Repubblica in anni molto difficili. Siamo intervenuti in Iraq, in Libano, abbiamo combattuto il terrorismo internazionale e quello che mi è successo non è stato certo il modo migliore per riconoscere questo impegno, sempre disinteressato. Abbiamo compiuto soltanto il nostro dovere, non l’abbiamo fatto per nessuna ragione personale, né abbiamo mai pensato di avere prerogative che ci avrebbero reso in qualche modo intoccabili. Nonostante tutto, eravamo convinti che lo Stato tenesse in maggior conto la nostra attività. Per questo sento un’amarezza di fondo. Posso essere contento di aver subito un processo, cominciato nel 2006, per una colpa che né io né il Sismi abbiamo mai commesso? Posso essere contento che la mia azione sia stata messa in dubbio, peraltro con conseguenze sulla mia sicurezza e su quella della mia famiglia, oltre che sulla mia reputazione, disegnando un contesto che non mi è mai appartenuto e che anzi ho sempre combattuto, attenendomi alla legge? Fin dall’inizio ho chiesto ai vari governi che si sono succeduti se fosse possibile usare il materiale coperto dal segreto di Stato per difendermi. I quattro esecutivi che si sono alternati in questi anni mi hanno dato la stessa risposta. Mi hanno ordinato di apporre il segreto, non certo per tenere nascosti i fatti ma per ragioni che riguardano la sicurezza del nostro Paese. Ho pagato un prezzo altissimo non potendo usare questi elementi di prova. Non mi hanno permesso di avere un testimone a mio favore. Mi sono sentito solo. Ma sapevo di non avere responsabilità. Ora sono sereno e continuerò ad avere fiducia nello Stato. *Ex direttore del Sismi

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