Poco spessore, improvvisazione e leggerezza anti-istituzionalista. Renzi ha messo in conto le critiche dell’establishment giornalistico e politico anzi, ha voluto sfidare anche sul piano della gestualità o del linguaggio certi cliché anche rischiando il ridicolo. Chi conosce il neo Premier, sa perfettamente che pur tenendo conto delle critiche, la sua partita è un'altra. Parlare a quei 4/5 della popolazione che non solo non seguono l’establishment ma lo disprezzano profondamente perché lo ritengono complice (giornalisti compresi) di avere ridotto il Paese a una condizione di abbandono e degrado senza precedenti. Il Senato era solo un pretesto per dare messaggi al Paese, per iniziare la campagna elettorale permanente che ha 2 competitori: Il Movimento 5 Stelle e Forza Italia, e come ulteriore obiettivo, far breccia nell’ampio e potenziale bacino dell’astensionismo. Renzi ha parlato soprattutto a quella massa di elettrici e di elettori. La scelta di andare a braccio è stata un gesto rivoluzionario. Ricordate gli interminabili discorsi di Fassino, Bersani e dei segretari del PC? Due palle infinite che tutti erano obbligati ad ascoltare durante gli inutili congressi di partito o alle Feste dell’Unità. Il più giovane Presidente del Consiglio della storia ha voluto darci un taglio, rompendo con le liturgie di Palazzo Madama, una camera della quale ha riconosciuto la conclamata inutilità in più di un’occasione. E le metafore della bambina che tanto hanno infastidito? Per Renzi, quella del «Mulino Bianco» è una metafora per andare dritto al cuore. Le parabole evangeliche non sono forse ridicole? Però sono efficaci. Lungi dal volere paragonare Gesù al quasi ex sindaco di Firenze, va detto che lui appartiene a quella scuola di comunicazione per cui l’emozionalità sta al centro e dove un esempio fatto bene è più efficace di tanti dati statistici. Vogliamo ricordare della roboante verbosità di una persona pur in gamba come Enrico Letta, l’anti tweet per eccellenza, che, semanticamente parlando, è un giovane vecchio? Per Renzi, fare un esempio concreto vale infinitamente di più dei grandi discorsi, porta così il reale in una istituzione inutile se non dannosa come il Senato. Imbarazzante? Come può essere imbarazzante il buon senso dei cittadini, della cosiddetta gente da bar che non crede più né nell’élite né nella mediazione giornalistica e che si sente vessata dall’incapacità della politica di risolvere i problemi? Renzi ha voluto rompere esattamente come fece Tony Blair che appena insediatosi a Downing Street prese pubblicamente le distanze dagli scrittori la sinistra champagne preferendo consultarsi con il mondo dei tabloid, con tutto quello che ne conseguì nominando responsabile della sua comunicazione Alastair Campbell, un ex giornalista proprio di un tabloid. Quindi, se il disagio è delle elite comunicazionali bancarie e salottiere, vuol dire che ha fatto centro. Anche Berlusconi era terribilmente cafone e imbarazzante, eppure ha governato per 20 anni il Paese. Per non parlare di Grillo che ha fatto dell’imbarazzare i borghesi attraverso la rabbia inestetica della pancia il suo cavallo di battaglia. Cosa può importare a Renzi della reazione degli opinion leaders? Se i critici alzassero il naso dalle scrivanie si renderebbero conto che oggi può contare più un blog di un giornalista! Mi è piaciuta anche l’ingenuità degli esempi fatti, ingenuità che irrita i corrotti e i prevenuti ma suscita empatia nelle persone semplici e arrabbiate. Rimarca la diversità dell’outsider ma anche, in qualche modo, la sua «purezza». Non che Renzi sia un ingenuo, tutt’altro, è un lupo come tutti quelli che fanno politica, ma sa anche diventare agnello. In questo ho ravvisato una continuità fra il discorso di oggi e l’atteggiamento tenuto con Grillo dove ha recitato la parte del ragazzo scout dialogante a confronto con il lupo cattivo e mannaro (Grillo). A mio avviso, qui Renzi si rivolgeva alle donne e ai giovani, tra i target più colpiti dalla crisi che in questa apparente semplicità naif possono però trovare un interlocutore e un messaggio di speranza.
Il suo discorso punta alla gente non al potere
L'intervento del premier analizzato dal massmediologo Klaus Davi
