Tutti scontenti. Il Pd, Scelta Civica, il Nuovo Centrodestra, persino l’Unione Province Italiane. Il primo discorso in Parlamento del neopremier Matteo Renzi, quello per ottenere la fiducia in Senato, delude un po’ tutta la maggioranza e viene considerato di basso profilo. Nel Pd in particolare la tensione resta alta. Nella riunione del gruppo parlamentare del Senato gli interventi critici e le perplessità non mancano e non riguardano solo l’area di Pippo Civati. Il bersaniano Miguel Gotor, ad esempio, sottolinea come la nomina di Federica Guidi allo Sviluppo economico possa far emergere il dubbio di intese sottotraccia con Silvio Berlusconi. «L’intervento del presidente del Consiglio sorprende per la scarsezza dei contenuti programmatici e per avere assunto in alcuni passaggi i toni di un vero e proprio comizio di piazza - tuona il senatore - Dopo avere ascoltato Renzi voto la fiducia a questo esecutivo per disciplina di partito per salvaguardare l’unità del Pd e per essere all’altezza della responsabilità di governo che il voto dell’anno scorso ci ha consegnato. Ma non si possono dimenticare le modalità che hanno condotto alla fine del governo Letta: quanto è avvenuto delinea una presa del potere nel segno dell’avventura». E sulla composizione del governo, Gotor dice che «in alcuni casi i nomi dei ministri scelti si limitano a rispondere a esigenze di immagine e, in nome del rinnovamento della politica, si è preferito applicare un rigido manuale Cencelli fra le variegate correnti e sottocorrenti dell’arcipelago democratico». Ma dubbi vengono sollevati anche da Walter Tocci, Vannino Chiti e Paolo Corsini. «Renzi - dice quest’ultimo - forse non ha capito la differenza tra un Consiglio comunale e l’Aula del Senato. Ha tenuto un piccolo comizio da modesto segretario di partito». Ma sono in tanti nel Pd a giudicare «deludente» il discorso del premier. Ma qualche mal di pancia lo provoca anche il passaggio sulle unioni civili. Il senatore Sergio Lo Giudice non vule compromessi con Ncd e tuona: «Voterò sì al governo di Renzi non perché mi abbia convinto, ma perché voglio continuare a puntare sul Partito democratico come strumento indispensabile per cambiare questo Paese. Fra l’altro, considero del tutto inadeguato il passaggio sui diritti civili». Una tesi condivisa anche da Ncd, che dopo il discorso del segretario Dem si riunisce a Palazzo Madama. Alfano verifica con il gruppo al Senato e i capogruppo Cicchitto e Sacconi i passaggi del discorso di Renzi. A destare qualche apprensione o perplessità sono le parole del premier in merito all’acqusizione della cittadinanza e alle politiche per il lavoro. Per Cicchitto c’è «un limite nel discorso di Renzi»: la mancanza di una «esposizione compiuta dei vari aspetti del programma per cui il confronto nel merito è rinviato». Il presidente dell’Upi Antonio Saitta si chiede poi che senso abbia spostare adesso funzioni, personale, patrimonio, debiti e risorse delle Province «per poi ritrovarsi tra pochi mesi», dopo la riforma del Titolo V, «a cambiare di nuovo tutto». E Scelta Civica. Linda Lanzillotta è delusa: «Non è quel patto che noi immaginavamo. Sono dei titoli, titoli che noi condividiamo. Il punto è cosa c’è dentro questi titoli e come si reperiscono le risorse. E poi l’Europa: che idea c’è di Europa? Come andremo in Europa?. Facciamo un atto di fiducia nei confronti di Renzi e sosteniamo il governo. Ma saremo vigili». Gianfranco Librandi storce il naso per il passaggio sui «diritti acquisiti» della dirigenza pubblica.
Il discorso che scontenta tutti
Nervi tesi nel Pd: fiducia per disciplina di partito, segretario modesto Anche Scelta Civica, Ncd e Upi contrariati dalle parole del premier Renzi
