Da un lato il sostanziale apprezzamento di Silvio Berlusconi. Dall’altro tutte le perplessità del partito. Specchio di un clima, quello che si respira in Forza Italia, che al di là della compattezza di facciata resta abbastanza agitato. Sul tavolo, ovviamente, il rapporto con il governo di Matteo Renzi. Ferma restando l’intenzione di dire no alla fiducia, sia al Senato che oggi alla Camera, i giudizi sul discorso pronunciato dal premier a Palazzo Madama sono abbastanza diversi. Se Berlusconi, che ha seguito l’intervento di Renzi in televisione, essendo decaduto dal Senato, pur restando dubbioso per l’assenza di contenuti precisi ha apprezzato l’efficacia comunicativa del presidente del Consiglio, specie quando questi è sembrato rivolgersi più al Paese che al Palazzo, con esempi concreti «che faranno storcere il naso ai politici ma piaceranno moltissimo ai cittadini», i rappresentanti parlamentari hanno invece sostanzialmente bocciato le parole del rottamatore. Certo, il clima non è quello da guerra civile. Tutte le critiche, più che su un muro contro muro, sono impostate sull’attesa. Del tipo: «Ti aspettiamo alla prova dei fatti, perché per ora hai venduto solo fumo». Uno dei primi a esprimere perplessità sulle parole di Renzi è stato il consigliere politico del Cav, Giovanni Toti. «"Il coraggio di scelte radicali". Radicalmente sbagliate o radicalmente giuste? - twitta l’ex direttore del Tg4 - Attendiamo fiduciosi il programma di Governo». Ma se Toti mantiene la fama di moderato, ben più dure sono le parole che arrivano dalla «pitonessa» Daniela Santanché: «Bene ho fatto a non avere mai avuto aspettative su Renzi perché il suo discorso sarebbe stato una grande delusione» ha scritto in una nota. Caustico il commento di Gianfranco Rotondi: «In tre mesi Renzi passerà da fidanzato d’Italia a suocera d’Italia». Mentre per Daniele Capezzone «il discorso di Renzi mostra alcuni obiettivi desiderabili, ma una preoccupante vaghezza, specie a proposito dell’effettiva entità degli interventi su spesa e tasse. È come se avesse smarrito il foglio Excel di cui si era parlato molto nelle scorse settimane». Le perplessità, in realtà, non riguardano solo il «non detto». Ci sono degli aspetti del discorso di Renzi che hanno lasciato sconcertati gli esponenti di FI. Specie quando si è tenuto vaghissimo sul percorso dell’Italicum in Parlamento o quando ha parlato di riforma della giustizia soffermandosi però solo su quella amministrativa. Sul capitolo legge elettorale, è stato ancora una volta Denis Verdini a tranquillizzare i suoi. «Il patto tiene - avrebbe detto ai parlamentari - e la vaghezza di Renzi vale pure per Alfano». Ma l’impressione è che il governo del rottamatore, specie per lo scetticismo con cui l’ha accolto la sua stessa maggioranza, resta destinato a durare poco. Per cui rimane sempre valida la raccomandazione del Cav: «Teniamoci pronti, nel 2015 si torna alle urne».
FI resta prudente: «Aspettiamo i fatti»
Berlusconi promuove solo l’efficacia comunicativa del premier Senatori perplessi: «Per ora da Renzi tanti slogan senza contenuti»
