Politica

Renzi si trova già in conflitto. Di interessi

Le aziende del ministro Guidi fanno affari con lo Stato. E Poletti guida le coop che hanno appalti miliardari

È un governo nato con l’obiettivo di cambiare l’Italia. Ma Renzi dovrà prima di tutto sistemare qualche problema in casa propria, specialmente fra i suoi ministri. Alcuni dei quali hanno parecchi problemi sul conflitto di interessi. Il più «pesante» riguarda la responsabile dello Sviluppo economico Federica Guidi. Quello che più imbarazza non è tanto il fatto che lunedì scorso sia stata a una cena ad Arcore – come ha riportato ieri «La Repubblica» – quanto il fatto che sia stata al vertice della Ducati Energia spa, la società di famiglia che lavora a strettissimo contatto con l’amministrazione pubblica. La neo-ministra, appena nominata, si è immediatamente dimessa da tutte le cariche nelle aziende di famiglia. Ma sarà complicato per lei restare imparziale quando, come responsabile dello Sviluppo Economico, si imbatterà magari in una di queste. I settori in cui opera la Ducati Energia sono svariati e in molti entrano rapporti con lo Stato. Ad esempio produce le macchine per il rilascio di biglietti che sono usate dalla Ferrovie. E sempre le Fs acquistano da lei i sistemi per gli impianti di segnalamento. O ancora le aziende del gruppo Guidi operano nell’eolico, un settore che beneficia dei contributi statali. Il caso però più eclatante riguarda il fatto che la Polizia e le Poste, oltre a molti Comuni, stanno acquistando un mezzo di trasporto prodotto da Ducati Energia. Si tratta di «Free Duck», che, come recita il sito dell’azienda presieduta da Guidalberto Guidi, costituisce un «innovativo quadriciclo elettrico leggero in grado di far fronte alle problematiche connesse alla mobilità, nel pieno rispetto dell’ambiente». Come si comporterà Federica Guidi se, ad esempio, il ministro Angelino Alfano decidesse di rinnovare il parco auto della Polizia di Stato acquistando i mezzi della Ducati Energia? Infine ci sono le strategie adottate dalle aziende della famiglia Guidi: la maggior parte di loro hanno delocalizzato in Romania, dove il costo di produzione è più basso. Tagliando però in questo modo posti di lavoro in Italia. In palese conflitto di interessi c’è anche Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e presidente dell’Alleanza delle cooperative italiane. Nelle aziende che entrano in questo «gruppone» molte lavorano infatti con progetti statali. Ad esempio si dividono gli appalti per Expo 2015 a Milano mentre alcuni dei grandi colossi cooperativi delle costruzioni sono attivi in progetti ad alta sensibilità politica, come la Cmc di Ravenna che si occupa dei tunnel Tav Torino-Lione. Inoltre tre grandi coop di consumo (Liguria, la piemontese Nova coop e Coop Adriatica) sono socie di Eataly distribuzione, una delle parti del gruppo alimentare di Oscar Farinetti, imprenditore molto vicino a Matteo Renzi. Inoltre tra i compiti del ministero del quale dovrà iniziare a occuparsi ci sono anche i rapporti con tutto il mondo della cooperazione. E qualche dubbio c’è anche nei confronti di Dario Franceschini, nominato ministro per i Beni Culturali. Nel suo caso più che di un conflitto di interessi si può parlare di «affari di famiglia». La sua compagna, Michela Di Biase, è infatti presidente della commissione Cultura del Comune di Roma. Infine c’è la doppia poltrona sulla quale siede Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio è infatti anche segretario del Partito Democratico, due incarichi che mal si conciliano. Ma la questione non sembra disturbare affatto l’ex sindaco di Firenze, il quale ha già detto che continuerà a fare il leader del Pd. Nessuno prima di lui ha mantenuto il doppio incarico. Veltroni, ad esempio, da segretario del Pds si dimise quando annunciò la sua candidatura a sindaco di Roma. E se è vero che nello statuto dei Democratici l’incarico di premier e quello di segretario non sono incompatibili è anche vero che si tratta più che altro di una questione di rispetto per i propri elettori.

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