Sulle note di Get Lucky dei Daft Punk, nella splendida cornice dell’Aranciera di San Sisto, con una scenografia sobria ma accattivante, nasce il movimento «Italia Unica». Il progetto politico dell’ex ministro Corrado Passera ha una struttura semplice, uno stile pulito senza fronzoli mediatici, proprio di chi ha una cultura manageriale e vuole distinguersi dalle liturgie della politica puntando tutto sulla concretezza. Camicia button down, un po’ stile Mckinsey, Passera, per anni alla guida di Poste e di Banca Intesa, ha poco del leader politico. Niente slogan, nessuna frase ad effetto per suggerire un titolo alla stampa, nemmeno una battuta scherzosa come fa tanto moda ultimamente. Un altro modo di fare politica; è questo il messaggio che vuole trasmettere. E come un manager, procede per obiettivi indicando i problemi, le soluzioni e le risorse. Cos’è Italia Unica? L’ennesimo partito? Al momento si configura come un laboratorio di idee e progetti; una proposta politica «aperta» per ricostruire un patto di fiducia con gli italiani e rimettere in moto il Paese. Ad ascoltare le coordinate di questo progetto, c’era un parterre variegato; professionisti, un po’ di finanza, numerosi esponenti di Intesa, la banca di cui Passera è stato l’amministratore delegato, esponenti del terzo settore e del volontariato. L’età media è di quaranta-cinquantenni ma anche molti giovani. In prima fila c’è la moglie Giovanna che deve aver ispirato gran parte dello stile comunicativo del progetto essendo un’esperta del settore. «Adesso inizia un viaggio attraverso le rappresentanze delle imprese, della cultura ed un lavoro di consultazione diffuso via web per raccogliere pareri positivi, critiche e trasformare in progetti collettivi queste prime proposte» spiega Passera e mette come tappa giugno per fare il punto sul consenso raccolto e indicare la squadra. Il neo leader rifugge dalle etichette. «Ridurre le tasse, valorizzare i beni culturali e puntare sulla scuola è di destra o di sinistra? Per noi politica è dedicarsi, senza retorica, al bene comune». Unico slogan è: «l'Italia può e se si può, si deve». Secondo l'ex ministro, si può: «rimettere in moto l'economia e rilanciare l'occupazione, mobilitando fino a 400 miliardi, riducendo le tasse e le spese pubbliche». Ecco alcune proposte concrete: «Rimborsare subito 100 miliardi di debiti commerciali scaduti della PA nei confronti delle imprese; mettere in tasca alle famiglie fino a 100 miliardi, ad esempio, rendendo disponibile immediatamente il TFR; mettere in circolazione fino a 200 miliardi di credito a famiglie e imprese; intervenire su sprechi e spese pubbliche non indispensabili». Sul tema del lavoro «valorizzare e semplificare i contratti esistenti e premiare fiscalmente chi assume». Per quanto riguarda il Governo, la parola d'ordine è «semplificazione»: 12 ministeri bastano. Il Parlamento? Una sola Camera basta e avanza essendoci le amministrazioni locali. Stronca la riforma elettorale bocciando le liste bloccate dell’Italicum e dice no all’aumento della tassazione sui Bot ipotizzata da Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Niente da fare anche sull'introduzione della patrimoniale, già esclusa tuttavia dal plenipotenziario del premier. Stop, infine, alla politicizzazione della sanità.
Passera sfida tutti Lancia Italia Unica
Né con la destra né con la sinistra Presenta il piano anticrisi e boccia l’Italicum
