Politica

L’affondo del Cav: «Non è democrazia»

Berlusconi mette Renzi nel mirino: agli italiani non è piaciuta la sua mossa E manda un messaggio sull’Italicum: «Rispetti i patti o salta tutta l’intesa»

C’è poco di improvvisato nell’ultimo affondo di Silvio Berlusconi. Il Cavaliere studia da giorni i sondaggi sulla staffetta Renzi-Letta. E il responso è sempre lo stesso: agli italiani non è piaciuta, non l’hanno capita, non riescono a spiegarsi il cambio di strategia dell’ex sindaco di Firenze, che prima aveva assicurato che non sarebbe mai andato a Palazzo Chigi senza l’investitura popolare e poi ha dato vita alla più classica delle manovre di Palazzo. E così Berlusconi, intervenendo ieri telefonicamente all’inaugurazione del club Forza Silvio Eur-Garbatella, è andato con durezza all’attacco: «Vi ricordo - ha detto ai militanti - che la democrazia si ha quando c’è un governo eletto dai cittadini, in caso contrario, quando non c’è, non è più democrazia». Un’escalation che segue quanto già detto sabato ai giovani della Missione azzurra, proprio mentre Renzi saliva al Quirinale: «I governi di sinistra sanno solo tassare - aveva spiegato il Cav - e pensano sempre a fare una patrimoniale di svariati miliardi». Parole che sembrano già da campagna elettorale e che, lungi dall’essere casuali, servono anche a inviare un messaggio a Renzi: «Noi siamo pronti a mantenere i patti sulle riforme, ma la rapida approvazione dell’Italicum non deve essere oggetto di trattativa con il Nuovo Centrodestra. Il campanello di allarme è scattato dopo le dichiarazioni del ministro Maurizio Lupi. «Abbiamo firmato un accordo, la legge deve entrare in vigore quando il Senato sarà cambiato». Parole che hanno provocato l’immediata reazione di Forza Italia, esplicitata sul Mattinale: «Pacta servanda sunt» ha ricordato a Renzi l’organo stampa del gruppo forzista alla Camera. In realtà, complice i contunui contatti tra i mediatori azzurri e l’entourage del premier, la convinzione è che Renzi stia giocando la partita delle riforme su due tavoli. Da un lato rassicura Alfano, magari aprendo all’ormai noto emendamento Lauricella che vincola l’entrata in vigore dell’Italicum alla riforma del Senato, dall’altro prepara una «clausola di salvaguardia» per permettere il ritorno alle urne con la nuova legge in qualsiasi momento. «È la sua stessa convenienza - raccontano da ambienti vicini al Cavaliere - perché presto si renderà conto che con la stessa maggioranza di Letta non potrà fare granché». Proprio la maggioranza di governo è uno degli aspetti che lascia più perplesso Berlusconi. Che ha intuito le difficoltà del nuovo premier già analizzando la squadra di governo. «Ha dovuto accontentare tutte le correnti del Pd per mettersi al sicuro - è il suo ragionamento - ma in questo modo è venuta fuori una squadra debole. Altro che il super Consiglio dei ministri che aveva promesso». Ed è sulla base di questo scetticismo che il Cav resta convinto che il ritorno alle urne non può essere così lontano. E, di conseguenza, continua a spronare i suoi affinché si facciano trovare pronti in qualsiasi momento: «Oggi più di prima, c’è necessità che ogni italiano di buon senso, che ama la libertà - ha detto ai militanti romani - scenda in campo con noi per convincere gli altri italiani che sono nell’ignoranza che c’è la necessità di dare la maggioranza a un solo partito». Parlando, magari, anche con gli elettori del M5S: «Un sondaggio - ha spiegato durante l’intervento telefonico - evidenzia che c’è un 56% di elettori di Grillo che non condivide il comportamento dei parlamentari e non sono affezionati al simbolo 5 Stelle». Insomma, «c’è una prateria da conquistare».

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