«Renzi si sta rendendo conto di quanto sia difficile far coincidere tutte le esigenze. Anche l’aver annunciato una riforma al mese mi sembra troppo ambizioso con l’attuale architettuta costituzionale. Ma alla fine il governo si farà». Giovanni Toti usa un tono paternalistico con il premier in pectore. Un po’ sulla falsa riga di Berlusconi: opposizione sì, ma anche curiosità per quanto riuscirà a fare il leader «più atipico» mai avuto dal Pd. Toti, cosa ha detto il Cavaliere ai gruppi Parlamentari? «Ha ribadito la nostra posizione: non voteremo la fiducia e non faremo sconti al governo. Ma se ci saranno provvedimenti che riterremo giusti non avremo difficoltà a votarli. Non è certo una novità: già in passato diversi esecutivi di sinistra si sono "salvati" grazie all’aiuto del centrodestra. Basti pensare al voto sul rifinanziamento delle missioni militari». Nessuno è perplesso in Forza Italia per la luna di miele tra Berlusconi e Renzi? «Non vedo il perché, la nostra posizione è cristallina e prevede esclusivamente il dialogo sulle riforme. Il feeling tra il Cavaliere e Matteo è noto da tempo. Per la prima volta dall’altra parte c’è un leader disponibile al dialogo per realizzare quello che noi chiediamo da anni». Compresa la riforma della giustizia? «In quel caso ci sarebbe davvero da festeggiare. Ma su questo punto resto molto scettico. Ha ragione Berlusconi: per una riforma simile dobbiamo essere noi a vincere le elezioni». A proposito di difficoltà, le trattative per la formazione del governo vanno a rilento... «Questo resta un esecutivo nato in modo "strano", con una staffetta decisa dal voto di 136 dirigenti di un partito, per un regolamento di conti interno. Non va dimenticato». Berlusconi non crede che Renzi possa durare a lungo. Ha detto ai parlamentari che si voterà tra un anno... «Non ha detto così: il ragionamento è stato che, visto che non si può immaginare quanto duri ancora la legislatura, bisogna farsi trovare pronti in qualsiasi momento». Nessun accordo segreto con Renzi per votare nel 2015? «Non siamo nella maggioranza, non dipende da noi». Però insistete affinché l’Italicum venga approvato subito... «È chiaro. Se ci fossero problemi e la legislatura fosse a rischio bisogna farsi trovare pronti. Il popolo italiano merita uno strumento per scegliersi finalmente il proprio leader. Renzi è il terzo premier calato dall’alto, per quanto ancora vogliamo continuare così?». Resta il nodo del Senato. «Nessun "nodo". L’Italicum prevede una clausola di salvaguardia che permetterebbe di far funzionare la legge anche se sopravvivesse il Senato. E in più ci sono degli accorgimenti tecnici che eviterebbero il "doppio" ballottaggio per le due Camere». Gli alfaniani non si fidano di voi. Anzi, negli ultimi giorni gli attacchi si sono moltiplicati. «In politica le polemiche ci sono sempre state. Ma al momento giusto si supereranno. D’altronde quelli del Ncd continuano a sostenere di essere nello schieramento dei moderati. Semmai, è ora che sono dalla parte sbagliata. Per i sondaggi possiamo vincere solo uniti, qualsiasi altra strategia è miope». Idioti «utili» e «inutili» torneranno davvero insieme? «Mi dispiace che il dibattito si sia acceso fino a questo punto. Da parte loro è evidente che qualche nervosismo c’è. Ma le parole passano, mentre i concetti restano. Ed è proprio da questi che ripartiremo quando saremo tutti a Dublino per il vertice del Ppe». Alla fine Berlusconi riuscirà a parteciparvi? «È la cosa più giusta, dopo la Merkel è il leader che ha i gruppi più numerosi a Strasburgo. Impedirglielo sarebbe una grave lesione alla democrazia». Il confronto nel partito si è placato. Finiti i malumori per la sua nomina «dall’alto? «Beh, con questa legge elettorale mi chiedo quale parlamentare sia stato nominato "dal basso"... Fi resta un partito fortemente presidenziale che vive del carisma del suo leader. È diritto di Berlusconi scegliersi lo staff che preferisce. Detto questo, siamo un grande partito con tante sensibilità diverse. Ma rispetto a quello che accade altrove, i nostri scontri sono soltanto barzellette...». Ma cercherà una legittimazione «popolare» alle Europee? «Certo, presto ne parlerò col presidente ma la mia intenzione è quella di candidarmi».
Toti: «Una riforma al mese? Matteo passi dai sogni alla realtà»
Parla il consigliere politico del Cavaliere: «Siamo all'opposizione la durata dell'esecutivo non dipende certo da noi»
